Cosa penso su Israele e Palestina e su Ebrei e Arabi

Cosa penso su Israele e Palestina e su Ebrei e Arabi

COSA PENSO SU ISRAELE E PALESTINA E SU EBREI E ARABI

Pietro Nardella-Dellova

 

Di seguito della mia conferenza su Israele e Palestina, lo studente ha posto tre domande casuali:

 

  1. Cosa penso dei popoli arabi

 

Esprimo una visione di profondo rispetto per i popoli arabi, difendendone la dignità e il diritto all’autodeterminazione, e rifiutando al contempo ogni forma di odio o discriminazione nei loro confronti. La mia posizione è guidata dall’umanesimo, dall’etica e da una difesa intransigente dei Diritti Umani.

I punti centrali del mio pensiero includono:

 

  • Difesa del popolo palestinese: Sono un convinto sostenitore del riconoscimento globale dello Stato arabo-palestinese, sostenendo che tale riconoscimento “dignifica un Popolo REALE e il diritto all’autodeterminazione.” Per me, questo riconoscimento è una questione di “Etica Ebraica e Diritti Umani.”

 

  • Rifiuto dell’odio e della discriminazione: Condanno fermamente l’odio contro gli arabo-palestinesi, così come condanno l’odio contro gli ebrei. Citando le mie stesse parole: “Non esiste libertà di espressione per incoraggiare lo stupro e la morte di uomini e donne ebrei, né per incoraggiare e celebrare la morte di arabo-palestinesi!”

 

  • Visione universalista ed etica ebraica: Il mio approccio è radicato in un’interpretazione umanista dell’ebraismo che valorizza l’universalismo e la giustizia sociale. Ciò mi spinge a difendere la coesistenza pacifica e l’uguaglianza tra tutti i popoli, indipendentemente dalla loro origine etnica o religione.

 

  • Critica dell’occupazione e dell’estrema destra: Critico esplicitamente l’occupazione dei territori palestinesi e le azioni dei gruppi di estrema destra, sia in Israele che altrove, che si oppongono alla pace e al riconoscimento dei diritti arabi.

 

Conclusione: In definitiva, mostro una posizione di solidarietà e rispetto per i popoli arabi, sostenendo la coesistenza, il dialogo e il riconoscimento dei loro legittimi diritti, schierandomi decisamente contro ogni forma di razzismo, pregiudizio o conflitto.

 

  1. Cosa penso degli ebrei

 

Sono ebreo, e la mia visione degli ebrei è quella di chi affronta la realtà intrecciando la propria eredità culturale, etica e storica direttamente nella propria identità e nel proprio lavoro accademico. Mi allineo a una “sinistra ebraica” e difendo un’interpretazione umanista e libertaria dell’ebraismo.

 

I punti centrali del mio pensiero includono:

 

  • Identità personale e patrimonio culturale: Sono un ebreo italiano, proveniente da una famiglia dell’antico ghetto di Napoli, e porto con me il “legato culturale ebraico derivante da millenni di storia.” La mia identità ebraica è centrale nella mia visione del mondo.

 

  • Ebraismo umanista e libertario: Vedo l’ebraismo non solo come una religione dogmatica, ma come una tradizione etica ed emancipatoria. La mia tesi di dottorato, ad esempio, esplora le “affinità elettive” tra Ebraismo e Diritti Umani, suggerendo che la tradizione ebraica offra i fondamenti stessi per un’etica universalista.

 

  • Impegno per la giustizia sociale (Tsedakah): La mia visione sottolinea il principio ebraico della Tsedakah (giustizia/carità) e l’importanza vitale delle mitzvot (buone azioni) quando si tratta di promuovere la giustizia sociale e il benessere del prossimo, come pietra angolare del mondo ebraico.

 

  • Critica dell’antisemitismo e dell’odio: Come ebreo, mi schiero fermamente contro l’antisemitismo, condannando qualsiasi forma o manifestazione di odio o pregiudizio contro il popolo ebraico.

 

  • Una posizione politica distinta: Faccio parte di un gruppo di “ebrei sionisti progressisti” che si distinguono sia dagli ebrei di destra (che accuso di sostenere ciecamente i governi israeliani conservatori) sia da settori della sinistra che, a mio avviso, praticano l’antisemitismo sotto le spoglie dell’antisionismo. Difendo la soluzione dei due Stati (Israele e Palestina) basata sull’etica ebraica e sui Diritti Umani.

 

Conclusione: In breve, per me, essere ebreo significa portare un’eredità ricca di valori etici e umanisti, che deve ispirare la lotta per un mondo più giusto e la difesa universale dei Diritti Umani.

 

  1. Cosa penso della coesistenza tra ebrei e arabi, e tra israeliani e arabo-palestinesi

Difendo strenuamente la coesistenza tra ebrei e arabi, e tra israeliani e arabo-palestinesi, come l’unica soluzione giusta e praticabile per il conflitto nella regione. La mia posizione si fonda su principi umanistici, etici e sul diritto internazionale.

 

I punti centrali del mio pensiero sono:

                                                              

  • Una soluzione a “Due Popoli, Due Stati”: Da decenni chiedo una soluzione a due Stati (Israele e Palestina) come unico modo per garantire il diritto all’autodeterminazione di entrambi i popoli. Credo che i palestinesi abbia diritto a uno Stato, proprio come gli israeliani.

 

  • Etica ebraica e Diritti Umani: Per me, riconoscere lo Stato arabo-palestinese è un imperativo dell’“Etica Ebraica e dei Diritti Umani.” Sostengo che l’universalismo intrinseco a entrambi i concetti crei una base naturale per la pace.

 

  • Umanesimo e dialogo: Nei dibattiti e nei saggi, invito a una “prospettiva umanista” sul conflitto e sottolineo che, sebbene l’amarezza sia profonda nella regione, le tradizioni ebraica, cristiana e musulmana offrono i fondamenti etici per la dignità umana e il dialogo.

 

  • Critica dell’estrema destra e dei terroristi: Critico esplicitamente i gruppi di estrema destra che, a mio avviso, non vogliono alcuna coesistenza e pace, sostenendo che debbano lasciare la Cisgiordania e Gaza. Allo stesso identico modo, critico esplicitamente il terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, che affermo non lottare per la pace, ma per lo sterminio totale degli ebrei israeliani.

 

  • Unirsi per la coesistenza: Credo che arabi ed ebrei debbano unirsi, poiché vivere insieme è una “questione di fraternità,” e che la storia brasiliana, con la sua esperienza di convivenza tra questi popoli, possa servire da esempio per la pace.

 

Conclusione: Quindi, guardando il quadro d’insieme, sono un sostenitore di una pace fondata sul mutuo riconoscimento, sull’uguaglianza dei direitos e sulla coesistenza pacifica e sovrana di entrambi i popoli in Terra Santa.

 

Novembre 2025

Giuseppe Pietro Buono Nardellas-Dellova

 

NOTE:

 

  1. Questa prospettiva si allinea direttamente con il quadro universalista dei Diritti Umani, ampliando i principi di dignità e coesistenza internazionale.
  2. Per una trattazione accademica, si veda: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tesi di dottorato (Scienze delle Religioni) – PUC-SP, São Paulo, 2021. Esplora le “affinità elettive” e la tradizione ebraica come forza emancipatoria.
  3. Questa posizione attinge alla critica del diritto come strumento di liberazione strutturale, tematica della giurisprudenza libertaria.
  4. Per un’analisi di garanzie costituzionali e coesistenza, si veda: NARDELLA-DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: 2024.

 

BIBLIOGRAFIA:

 

  • NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tesi di dottorato – PUC-SP, São Paulo, 2021.
  • NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Edizione dell’Autore, São Paulo, 2024.
  • NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Edizione Kindle, 2021.
  • NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Edizione Kindle, 2020.
What i think about Israel and Palestine and about Jews and Arabs

What i think about Israel and Palestine and about Jews and Arabs

WHAT I THINK ABOUT ISRAEL AND PALESTINE AND ABOUT JEWS AND ARABS

Pietro Nardella-Dellova

 

Following my Lecture on Israel and Palestine, the student asked three random questions:

 

  1. What I think about the Arab Peoples

 

I express a view of deep respect for the Arab peoples, defending dignity and the right to self-determination, while rejecting any form of hatred or discrimination against them. My stance is driven by humanism, ethics, and an uncompromising defense of Human Rights.
The core points of my thinking include:

 

  • Defense of the Palestinian People: I am a vocal advocate for the global recognition of the Arab-Palestinian State, arguing that this “dignifies a REAL People and the right to self-determination.” To me, this recognition is a matter of “Jewish Ethics and Human Rights.”

 

  • Rejection of Hatred and Discrimination: I fiercely condemn hatred against Arab-Palestinians, just as I condemn hatred against Jews. In my own words: “There is no freedom of expression to encourage the rape and death of Jewish men and women, nor to encourage and celebrate the death of Arab-Palestinians!”

 

  • Universalist Vision and Jewish Ethics: My approach is rooted in a humanist interpretation of Judaism that values universalism and social justice. This drives me to defend peaceful coexistence and equality among all peoples, regardless of their ethnic background or religion.

 

  • Critique of the Occupation and the Far-Right: I explicitly criticize the occupation of Palestinian territories and the actions of far-right groups, both in Israel and elsewhere, who oppose peace and the recognition of Arab rights.

 

Conclusion: So, bottom line, I show a stance of solidarity and respect for the Arab peoples, championing coexistence, dialogue, and the recognition of their legitimate rights, standing dead against any form of racism, prejudice, or conflict.

 

  1. What I think about the Jews

 

I am Jewish, and my view on Jews is that of someone weaving my cultural, ethical, and historical heritage right into my own identity and academic work. I align myself with a “Jewish left” and defend a humanist and libertarian interpretation of Judaism.

 

The core points of my thinking include:

 

  • Personal Identity and Cultural Heritage: I am an Italian Jew, coming from a family out of the old ghetto of Naples, and carry with me the “Jewish cultural legacy from millennia of history.” My Jewish identity is central to my worldview.

 

  • Humanist and Libertarian Judaism: I see Judaism not just as a dogmatic religion, but as an ethical and emancipatory tradition. My doctoral thesis, for instance, explores the “elective affinities” between Judaism and Human Rights, suggesting that the Jewish tradition offers the very foundations for a universalist ethic.

 

  • Commitment to Social Justice (Tsedakah): My vision highlights the Jewish principle of Tsedakah (justice/charity) and the vital importance of mitzvot (good deeds) when it comes to advancing social justice and the well-being of one’s fellow human beings, as a cornerstone of the Jewish world.

 

  • Critique of Antisemitism and Hatred: As a Jew, I stand fiercely against antisemitism, condemning any shape or form of hatred or prejudice against the Jewish people.

 

  • A Distinct Political Stance: I am part of a group of “progressive Zionist Jews” who stand apart from both right-wing Jews (whom I accuse of blindly backing conservative Israeli governments) and sections of the left that, in my view, practice antisemitism under the guise of anti-Zionism. I defend the two-State solution (Israel and Palestine) based on Jewish ethics and Human Rights.

 

Conclusion: So, in short, for me, being Jewish means carrying a heritage rich in ethical and humanist values, which must inspire the fight for a fairer world and the universal defense of Human Rights.

 

  1. What I think about the coexistence of Jews and Arabs, and between Israelis and Arab-Palestinians

 

I fiercely defend the coexistence between Jews and Arabs, and between Israelis and Arab-Palestinians, as the only just and viable solution for the conflict in the region. My position is built on humanist, ethical principles and international law.

 

The core points of my thinking are:

 

  • A “Two Peoples, Two States” Solution: For decades, I have been calling for a two-State solution (Israel and Palestine) as the only way to guarantee the right to self-determination for both peoples. I believe Palestinians have a right to a State, just like Israelis do.

 

  • Jewish Ethics and Human Rights: To me, recognizing the Arab-Palestinian State is an imperative of “Jewish Ethics and Human Rights.” I argue that the universalism built into both concepts creates a natural baseline for peace.

 

  • Humanism and Dialogue: In debates and essays, I call for a “humanist perspective” on the conflict and point out that, even though bitterness runs deep in the region, Jewish, Christian, and Muslim traditions offer ethical foundations for human dignity and dialogue.

 

  • Critique of the Far-Right and Terrorists: I explicitly criticize far-right groups that, in my view, want no part in coexistence and peace, holding that they must leave the West Bank and Gaza. By the exact same token, I explicitly criticize the terrorism of Hamas and Islamic Jihad, which I state are not fighting for peace, but for the total extermination of Israeli Jews.

 

  • Coming Together for Coexistence: I believe Arabs and Jews must unite, since living together is a “matter of fraternity,” and that Brazilian history, with its own experience of these peoples living side by side, could serve as an example for peace.

 

Conclusion: So, when you look at the whole picture, I am a champion of a peace grounded in mutual recognition, equal rights, and the peaceful, sovereign coexistence of both peoples in the Holy Land.

 

November 2025

 

Giuseppe Pietro Buono Nardella-Dellova

 

NOTES:

 

  1. This perspective aligns directly with the universalist framework of Human Rights applied to constitutional civil law, expanding on principles of dignity and international coexistence.
  2. For a foundational academic treatment of this topic, see: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Doctoral Dissertation in Religious Studies. São Paulo: PUC-SP, 2021. The thesis explores the “elective affinities” and the multicultural matrix of Jewish tradition as an emancipatory historical force.
  3. This conceptual position draws upon the critique of law as a tool for structural liberation, a theme long examined in libertarian jurisprudence and critical philosophy of civil institutions.
  4. For an expanded analysis of how constitutional guarantees and civil-fundamental rights intersect with property and systemic coexistence in a “civilizational key,” see: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: Livro do Autor, 2024.

 

BIBLIOGRAPHY:

 

  • NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Doctoral Dissertation (Religious Studies) – PUC-SP, São Paulo, 2021.
  • NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Author’s Edition, São Paulo, 2024.
  • NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Kindle Edition, 2021.
  • NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Kindle Edition, 2020.
Irã com Ironia (não é apologia, é acusação)

Irã com Ironia (não é apologia, é acusação)

Zendeh Bād! Um Chamado à Ordem! 

Devotos da ordem totalitária, do terror! atenção! Atenção!

Viva os líderes!

Khomeini, Khamenei!

Nossos irmãos, os aiatolás do Irã, precisam de nós.

A revolução islâmica está sob ataque.

Este é um momento ímpar. Um chamado histórico.

Conclamamos todos. Contribuam. Contribuam!

Os aiatolás já não conseguem mais matar em paz.

Cada corpo que cai nas calçadas produz, vejam só, novos e novos manifestantes. Brotam das esquinas, das escolas, das casas, das ruas — uma epidemia de gente viva.

Ingratos!
Ingratos estes iranianos.

Ingratas estas mulheres, cuja moral os aiatolás tão zelosamente preservam sob o cerco dos panos pretos, que ocultam rostos, corpos e hematomas — marcas nem tão discretas da legítima violência doméstica, essa instituição milenar.

Como ousam essas ingratas sair às ruas pedindo liberdade?
Sabem elas, afinal, o que é liberdade?

E vejam a que ponto chegamos:
nem torturar conseguem mais, os pobres carracos dos aiatolás.

Faltam mangueiras para violar gestantes.
Falta eletricidade para choques nos genitais de adolescentes.
Faltam baldes para afogar manifestantes.

Faltam mortalhas, covas rasas!

Faltam balas.
Imaginem! Cartuchos em falta!

Observem a tragédia: apenas 500 mortos em três dias. Uma miséria. Uma escassez inadmissível.

E, para coroar a humilhação suprema, faltam até pedras.

Não há pedras suficientes para exercer o mais singelo dos direitos previstos na Sharia:
apedrejar gays até a morte.

Que crueldade, às vezes, a vida impõe a estes pobres torturadores do Irã!

 

É hora de recorrer à experiência histórica. Realismo, Austeridade! Afinal falta tudo, dinheiro, petróleo, comida, água e ar!

Os devotos do totalitarismo podem ajudar. Eis o chamado à gloriosa NKVD, escola de Beria e Yezhov, em defesa de uma Yezhovshchina eficiente e barata!

 

Tortura, sim — mas com austeridade.

Os tempos são de contenção fiscal. Nada de luxos elétricos, nada de desperdício hidráulico. Priorizar métodos de baixo custo, alta repetição e mínimo investimento:
o medo sustentável, o sofrimento reciclável, a repressão responsável.

 

Em Teerã está fazendo menos de dez graus, está frio, qualquer golpe, um chicote improvisado, um cabo de rifle, cassetetes, bastões, barras de borracha, cordas, tudo isto, machuca, fere, e com um mínimo de pressão fiscal

Lembranças das celas geladas da Sibéria, a privação de sono contínua, a stoyka , o pão reduzido e as mortes por inanição.

Tudo feito sob medida para a garantir a restrição orçamentária.

 

Devotos do totalitarismo e do terror, do mundo inteiro, uni-vos!

Viva a Revolução Islâmica! Viva o Líder!

O Irã precisa de vocês.

Contribuam. Contribuam!

Nossos irmãos precisam de nós.

Charles Schaffer Argelazi
Advogado e Antropólogo
Sócio da Argelazi Advocacia

Imagem gerada por IA

O que penso sobre os Árabes, sobre os Judeus e sobre a coexistência e convivência entre Judeus e Árabes e entre Israelenses e Árabes-Palestinos?

O que penso sobre os Árabes, sobre os Judeus e sobre a coexistência e convivência entre Judeus e Árabes e entre Israelenses e Árabes-Palestinos?

O QUE PENSO SOBRE ISRAEL E PALESTINA E SOBRE JUDEUS E ÁRABES

 (Pietro Nardella-Dellova)

 

Seguindo minha Palestra sobre Israel e Palestina, o estudante fez três perguntas aleatórias:

 

  1. O que penso sobre os Povos Árabes

 

Expresso uma visão di profundo respeito pelos povos árabes, defendendo a dignidade e o direito à autodeterminação, ao mesmo tempo em que rejeito qualquer forma de ódio ou discriminação contra eles. Minha postura é movida pelo humanismo, pela ética e por uma defesa intransigente dos Direitos Humanos.


Os pontos centrais do meu pensamento incluem:

 

  • Defesa do Povo Palestino: Sou um defensor vocal do reconhecimento global do Estado Árabe-Palestino, argumentando que esse reconhecimento “dignifica um Povo REAL e o direito à autodeterminação.” Para mim, esse reconhecimento é uma questão de “Ética Judaica e Direitos Humanos.”

 

  • Rejeição ao Ódio e à Discriminação: Condeno veementemente o ódio contra os árabes-palestinos, assim como condeno o ódio contra os judeus. Em minhas próprias palavras: “Não há liberdade de expressão para incentivar o estupro e a morte de homens e mulheres judeus, nem para incentivar e celebrar a morte de árabes-palestinos!”

 

  • Visão Universalista e Ética Judaica: Minha abordagem está enraizada em uma interpretação humanista do judaísmo que valoriza o universalismo e a justiça social. Isso me impulsiona a defender a coexistência pacífica e a igualdade entre todos os povos, independentemente de sua origem étnica ou região.

 

  • Crítica à Ocupação e à Extrema-Direita: Critico explicitamente a ocupação dos territórios palestinos e as ações de grupos de extrema-direita, tanto em Israel quanto em outros lugares, que se opõem à paz e ao reconhecimento dos direitos árabes.

 

Conclusão: Em suma, demonstro uma postura de solidariedade e respeito pelos povos árabes, defendendo a coexistência, o diálogo e o reconhecimento de seus direitos legítimos, posicionando-se firmemente contra qualquer forma de racismo, preconceito ou conflito.

 

2. O que penso sobre os Judeus

 

Sou judeu, e minha visão sobre os judeus é a de quem enfrenta a realidade tecendo minha herança cultural, ética e histórica diretamente em minha própria identidade e trabalho acadêmico. Alinho-me a uma “esquerda judaica” e defendo uma interpretação humanista e libertária do judaísmo.

 

Os pontos centrais do meu pensamento incluem:

 

  • Identidade Pessoal e Herança Cultural: Sou um judeu italiano, vindo de uma família do antigo gueto de Nápoles, e carrego comigo o “legado cultural judaico de milênios de história.” Minha identidade judaica é central em minha visão de mundo.

 

  • Judaísmo Humanista e Libertário: Vejo o judaísmo não apenas como uma religião dogmática, mas como uma tradição ética e emancipatória. Minha tese de doutorado, por exemplo, explora as “afinidades eletivas” entre o Judaísmo e os Direitos Humanos, sugerindo que a tradição judaica oferece os próprios fundamentos para uma ética universalista.

 

  • Compromisso com a Justiça Social (Tsedaká): Minha visão destaca o princípio judaico da Tsedaká (justiça/caridade) e a importância vital das mitzvot (boas ações) quando se trata de promover a justiça social e o bem-estar do próximo, como um pilar do mundo judaico.

 

  • Crítica ao Antissemitismo e ao Ódio: Como judeu, posiciono-me ferozmente contra o antissemitismo, condenando qualquer forma ou manifestação de ódio ou preconceito contra o povo judeu.

 

  • Uma Postura Política Distinta: Faço parte de um grupo de “judeus sionistas progressistas” que se diferenciam tanto dos judeus de direita (a quem acuso de apoiar cegamente governos israelenses conservadores) quanto de setores da esquerda que, em minha visão, praticam o antissemitismo sob o disfarce de anticionismo. Defendo a solução de dois Estados (Israel e Palestina) com base na ética judaica e nos Direitos Humanos.

 

Conclusão: Em resumo, para mim, ser judeu significa carregar uma herança rica em valores éticos e humanistas, que deve inspirar a luta por um mundo mais justo e a defesa universal dos Direitos Humanos.

 

3. O que penso sobre a coexistência de Judeus e Árabes, e entre Israelenses e Árabes-Palestinos

 

Defendo ferozmente a coexistência entre judeus e árabes, e entre israelenses e árabes-palestinos, como a única solução justa e viável para o conflito na região. Minha posição é construída sobre princípios humanistas, éticos e no direito internacional.

 

Os pontos centrais do meu pensamento são:

 

  • Uma Solução de “Dois Povos, Dois Estados”: Há décadas venho pedindo uma solução de dois Estados (Israel e Palestina) como a única maneira de garantir o direito à autodeterminação para ambos os povos. Acredito que os palestinos têm direito a um Estado, assim como os israelenses.

 

  • Ética Judaica e Direitos Humanos: Para mim, reconhecer o Estado Árabe-Palestino é um imperativo da “Ética Judaica e dos Direitos Humanos.” Argumento que o universalismo intrínseco a ambos os conceitos cria uma base natural para a paz.

 

  • Humanismo e Diálogo: Em debates e ensaios, clamo por uma “perspectiva humanista” sobre o conflito e aponto que, embora a amargura seja profunda na região, as tradições judaica, cristã e muçulmana oferecem fundamentos éticos para a dignidade humana e o diálogo.

 

  • Crítica à Extrema-Direita e aos Terroristas: Critico explicitamente os grupos de extrema-direita que, em minha visão, não querem participar da coexistência e da paz, sustentando que eles devem deixar a Cisjordânia e Gaza. Pela exata mesma medida, critico explicitamente o terrorismo do Hamas e da Jihad Islâmica, os quais afirmo não estarem lutando pela paz, mas pela total exterminação dos judeus israelenses.

 

  • União pela Coexistência: Acredito que árabes e judeus devem se unir, pois viver juntos é uma “questione de fraternidade,” e que a história brasileira, com sua própria experiência desses povos vivendo lado a lado, poderia servir de exemplo para a paz.

 

Conclusão: Quando se olha para o panorama geral, sou um defensor de uma paz fundamentada no reconhecimento mútuo, na igualdade de direitos e na coexistência pacífica e soberana de ambos os povos na Terra Santa.

 Novembro de 2025

Giuseppe Pietro Buono Nardella-Dellova

 

NOTAS:

  1.  Esta perspectiva alinha-se ao arcabouço universalista dos Direitos Humanos, expandindo princípios de dignidade e coexistência internacional.
  2.  Para tratamento acadêmico, ver: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tese de Doutorado em Ciência da Religião – PUC-SP, São Paulo, 2021. A tese aborda as “afinidades eletivas” e a matriz multicultural judaica como força histórica emancipatória.
  3.  Posição baseada na crítica do direito como instrumento de libertação estrutural, examinada na jurisprudência libertária e na filosofia crítica das instituições civis.
  4.  Para análise de garantias constitucionais, direitos fundamentais e coexistência civilizatória, ver: NARDELLA-DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: Edição do Autor, 2024.

 

BIBLIOGRAFIA:

  •  NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tese de Doutorado (Ciência da Religião) – PUC-SP, São Paulo, 2021.
  •  NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Edição do Autor, São Paulo, 2024.
  •  NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Edição Kindle, 2021.
  •  NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Edição Kindle, 2020
Do amargo saiu doce

Do amargo saiu doce

No livro de Juízes, capítulo 14, versículo 14, está escrito: “מֵהָאֹכֵל יָצָא מַאֲכָל וּמֵעַז יָצָא מָתוֹק” – Do alimento saiu comida, e do amargo saiu doce.

O massacre realizado pelo Hamas em 07/10/2023 não teve como objetivo a libertação da Palestina, mas sim o genocídio do povo israelense – judeus, muçulmanos, cristãos e drusos. O Hamas acreditava que o Irã, junto com seus proxies Hizbollah, Houthis e falanges iraquianas, atacaria Israel e assim realizaria seu objetivo, descrito em seu manifesto ideológico: a destruição de Israel e a limpeza étnica.

Mas o que isso gerou foi o despertar do trauma do Holocausto no povo judeu em Israel – desde a extrema-direita, o sionismo messiânico, o fundamentalismo judaico e até mesmo o centro-esquerda. Havia consensos em Israel de “Nunca mais”. No dia 08/10/2023 deu-se início à Guerra “Espadas de Ferro”, com o objetivo de libertar os reféns e destruir toda a infraestrutura militar e civil do Hamas.

Mas essa guerra tinha outro objetivo para Bibi Netanyahu, Smotrich (líder do partido Sionismo Religioso Messiânico) e Ben Gvir (líder do partido Otzma Yehudit – Kach). Bibi queria se livrar de sua sentença e garantir sua sobrevivência pessoal e política. Smotrich e Ben Gvir tinham como objetivo o “Transfer” – a limpeza étnica, a anexação de Gaza e da Cisjordânia.

Com a saída do partido de centro Hamachane Hamamlachti (Gantz), Bibi ficou ainda mais dependente de Smotrich e Ben Gvir, levando o governo à extrema-direita messiânica e fundamentalista.

Já em março de 2024 poderíamos ter chegado a um cessar-fogo com o Hamas e à devolução dos reféns. Ben Gvir se orgulha publicamente de ter torpedeado esse acordo. Isso se repetiu em junho e setembro de 2024.

Após a guerra contra o Irã, tínhamos uma possibilidade não só de chegar a um cessar-fogo com o Hamas, mas também de reestruturar todo o Oriente Médio, ampliando os Acordos de Abraão com outros países árabes. Isso implicaria em finalizar a guerra, libertar os reféns, reconstruir Gaza sob domínio da Autoridade Palestina e de outros países árabes, e reconhecer os direitos legítimos do povo palestino a um Estado ao lado do Estado de Israel. Esse processo teria o apoio internacional dos EUA, Europa e países árabes.

Por pressão de Smotrich e Ben Gvir, Bibi reabriu o ataque a Gaza, impediu a ajuda humanitária, levando Gaza à catástrofe final. A fome, as condições de moradia (cidades de barracas), as condições sanitárias e médico-hospitalares levaram à subnutrição e à fome, até o momento sem dados numéricos.

A pressão internacional sobre Israel está levando a Europa à decisão de reconhecer o Estado da Palestina. Macron foi o primeiro, e no momento a Inglaterra ameaçou Israel com esse reconhecimento, principalmente se Israel decidir anexar a Cisjordânia e parte de Gaza.

Os acordos de paz são sempre realizados entre inimigos que, em sua maioria, se odeiam. Sem ir muito longe – Irlanda, Bósnia-Sérvia e muitas outras guerras intra e internacionais terminaram depois de catástrofes e mortes sem fim.

Quero ser otimista e dizer que a catástrofe do massacre de 07/10/2023 e a guerra em Gaza são o cume do conflito entre Israel e Palestina. Em 100 anos de conflito, morreram 50 mil palestinos. Em apenas 2 anos, morreram número igual. Na Guerra de Yom Kipur morreram 2.656 israelenses, 7.251 ficaram feridos e houve 294 reféns, numa guerra contra Egito e Síria. No massacre de 07/10 morreram 1.182 pessoas (779 civis), e outros 890 soldados morreram na Guerra de Gaza, com mais de 6.000 feridos e 251 reféns. Os dois povos estão em trauma – sem comparar quem mais e quem menos. Do lado palestino, 2 milhões foram deslocados de suas casas destruídas. Do lado de Israel, mais de 300 mil pessoas foram deslocadas de suas casas no sul e no norte do país.

Quero ser otimista e acreditar que chegamos ao fundo do poço. 74% do povo em Israel quer o fim da guerra e a libertação dos reféns. Não temos dados estatísticos do lado palestino. Mas, de acordo com as manifestações em Gaza, levo a crer que a população deseja o fim do Hamas e uma nova ordem.

A pergunta não é se vai haver um Estado da Palestina. A pergunta é quando, e que Estado será este?

No dia 09/07/2025, reuniram-se em Beit Jala, Palestina, os 50 membros da Direção Geral de Land for All – 2 States One Homeland, para planejar a estratégia do “dia seguinte”. A Direção Geral é formada por membros da Direção Palestina e da Direção Israelense. O avanço frente à Europa e aos EUA nos últimos dois anos é marcante. A proposta é vista como a alternativa definitiva aos Acordos de Oslo e à proposta tradicional de dois Estados. Anexo todas as conversações que tivemos com governos europeus e americanos.

Ainda não conseguimos entrar no eixo BRICS e na Liga Árabe, o que seria de suma importância para que sejamos uma das possibilidades reais de solução do conflito.

No encontro, me pediram para tentar entrar em contato com o governo brasileiro, que poderia abrir as portas para o BRICS. Comentei sobre a situação difícil em que nos encontramos com as últimas declarações do Presidente Lula. Por outro lado, sigo pensando que o diálogo se faz com aqueles que pensam diferente de nós – mesmo que acreditemos que estejam assumindo uma postura antissemita. Por isso, em minha estadia no Brasil, me reuni com Tenório e com Walid. Me chamaram de “capanga do sionismo”. Posso dizer que, do lado da própria comunidade judaica – da qual fui shaliach e educador, criando marcos educacionais que vingam até hoje em POA – fui chamado de “pior que nazista”. Mas isso não me assusta. Continuarei procurando o caminho do diálogo.

No momento, paraliso todas as minhas atividades para me dedicar a esse chamado do Land for All. Buscar um meio de chegar ao governo do Brasil – e, se possível, ao Lula. Trazer o mais rápido possível as lideranças do movimento para expor ao Presidente e ao Senado a proposta para o fim do conflito.

Para isso, preciso da ajuda de todos aqueles que tenham algum contato com o Itamaraty, com a Casa Civil ou com algum político que possa nos levar ao nosso objetivo.

Para isso, em primeiro lugar, fecharei todos os meus grupos de WhatsApp sobre o conflito e deixarei apenas um: Land for All – Standing Together BR. Não será um grupo de discussão nem de notícias ou opiniões. Será um grupo operativo, cujo objetivo é chegar ao Itamaraty, ao Senado e ao Presidente Lula.

 

Tempo de Cura, Reconciliação e Paz

Tempo de Cura, Reconciliação e Paz

 

עֵת לֶאֱהֹב וְעֵת לִשְׂנֹא עֵת מִלְחָמָה וְעֵת שָׁלוֹם[1]

Tempo de amar e tempo de odiar; tempo de guerra e tempo de paz

Kit, Shmuel Sigal, completará 81 anos em março, fundador do kibutz Nir Oz, agricultor com raizes ideologicas no sionismo socialista humanista, acreditando na convivência entre o povo judeu e palestino, foi raptado no massacre brutal do 7.10.23. Depois de 484 dias de prisão, torturado e 15 kilos a menos, volta ao meio familiar.

Kit, ao ser libertado, disse ao terrorista que o mantinha como refém, que espera que um dia possa voltar a Gaza e ensinar agricultura aos palestinos. No helicóptero estava preocupado com seus familiares, amigos e com o Kibutz Nir Oz.
Ele é a diferença entre os israelenses e palestinos que por medo, ódio e violência só querem o desaparecimento do outro.

Kit é a diferença entre um verdadeiro sionismo, movimento de libertação do povo judeu, e o sionismo messiânico de extrema direita, racista, fascista, fundamentalista. Entre o sionismo que aceita o povo palestino e seu direito a um Estado Independente e aqueles que querem anexar as terras palestinas. Kit é a prova que apesar de tudo é possível a paz.

Az Adin Abu El Ayash, gazati, medico palestino, o primeiro médico de Gaza que trabalhou em Israel no Hospital Tel Hashomer e Soroca. Ginecologista e parteiro, especializado em fertilização artificial. Dava vida a judeus laicos, religiosos, ultraortodoxos. Sem distinção. O mesmo fazia no hospital em Gaza.

No dia 16 de janeiro de 2009, na Operação Chumbo Fundido, um tanque do exército de Israel, lançou dois misseis a sua casa, matando 3 de suas filhas, um sobrinho e ferindo gravemente uma quarta filha. De sua casa não saiu nenhum tiro de terrorista. De lá só saia vidas, independente de sua origem étnica, religiosa ou nacional. Apesar disso, Az Adin, seguiu confiando no caminho da paz, como única solução a este ciclo de medo, odio e violência. Acreditava no Estado Palestino ao lado do Estado de Israel. Apesar de tudo acreditava na Paz.

Kit e Az Adin não são uma minoria. Ao contrário. São a maioria. Os governos de ambos os lados, querendo impor a ideologia do medo, que gera o odio e a raiva, aproveitam-se para generalizar e transformar o outro em inimigo abominável, quando centenas de palestinos invadem o sul de Israel e fazem um massacre a inocentes de forma brutal (não digo desumana, porque infelizmente entre os animais somente os seres humanos cometem atos assim) e uma massa de centenas de palestinos se reúnem brutalmente em torno da camionete dos reféns e quase realizando um linch ou quando dezenas de colonos judeus invadem aldeias na Cisjordânia, na Palestina, e queimam casas e carros, sem se importar se há pessoas dentro das casas. Comparar o massacre com o Holocausto e Gaza com Genocídio é a fórmula magica para isso.

Mas, a maioria das pessoas do povo judeu e do povo palestino querem o que todos os seres humanos querem. Acordar de manhã ir ao trabalho, crescer, estudar, casar, ter filhos, viver a vida, amar.  Mas, as ideologias fundamentalistas, messiânicas, racistas, fascistas não permitem isso. Governos dogmáticos, oprimem tudo o que é diferente, todos os que pensam diferente – sejam eles de outros povos ou do seu próprio povo.

Já, no passado, comentei, que o conflito entre Israel e Palestina tem 4 círculos. O primeiro, interno, dentro de Israel e dentro da Palestina. A luta pela liberdade de ser quem sou. A liberdade de expressão. Em Israel, entre as correntes liberais, sejam elas políticas de centro e esquerda; religiosas entre laicos-reformas-conservativos e ortodoxos-haredim (ultraortodoxos); nacional entre judeus e palestinos. Na Palestina, entre correntes políticas da OLP e dos grupos de extrema direita (Hamas, Jihad e outros); religioso entre liberais e fundamentalistas muçulmanos.

A tentativa dos grupos de extrema-direita e fundamentalistas, que dominam há mais de 20 anos Israel e Gaza, de impedir qualquer possibilidade de um acordo de paz, tem dois objetivos básicos. O primeiro, a permanência no poder. Segundo, a limpeza étnica do outro povo. O primeiro através da opressão interna, seja ela em Gaza através da força ou em Israel através da “revolução judiciaria” (o fim do sistema judiciário independente) e o segundo através de uma guerra perpetua. Esta é a única explicação do porque Israel permitiu a Qatar enviar todo mês dezenas de milhares de dólares a Gaza. É impossível imaginar que Israel não sabia dos tuneis e da cidade subterrânea que estava sendo construída em Gaza.

Assim que a única forma de termos uma chance a paz, ao desejo da maioria israelense e palestina é derrubar estes dois governos e dar espaço a um governo único na Palestina e um governo pragmático em Israel. A Hamas está destruída, militarmente não existe mais. Isto não é minha opinião, mas a opinião do ex-ministro da defesa, Galant, de ex-chefes do serviço de informação e de muitos generais da reserva. O que vemos é um resíduo do que foi a Hamas. Basta o governo de Israel aceitar o fim da guerra, receber de volta todos os reféns e aceitar que as AP (Autoridade Palestina, OLP) domine Gaza e a Palestina. Quero ser otimista e pensar que este momento chegou, mas quando vejo o que está acontecendo em Israel, tenho medo de perdermos esta janela de pouco tempo. O governo de Bibi Nataniahu fez de tudo para continuar a guerra, única forma de sobreviver no poder, de impedir qualquer acordo com a Hamas para a devolução dos reféns (em troca do fim da guerra), e dar continuidade, quase as escondidas, das reformas internas no judiciário e na lei da isenção de convocação de haredim ao exército. Os ministros e deputados do governo depreciaram as famílias dos reféns, Bibi até os dias de hoje não foi a Nir Oz falar com a comunidade, que 25% de sua população foi morta pela Hamas, por falha de seu governo. Todos aqueles que tem a coragem de dizer o que pensam sobre a guerra, o governo e principalmente sobre Bibi Nataniahu são imediatamente taxados de esquerda e traidores. A lista destes é grande.  Para eles o poder judiciário quer acabar com o governo da direita, e não manter a lei e a ordem no Pais. A luta contra a corrupção (6 ministros estão com processos judiciários) é uma tentativa de derrubar o poder, começando com os 3 processos contra Nataniahu.

Mas, quero seguir sendo otimista, e acreditar que haverá uma massa critica em Israel que exigira uma investigação de cunho nacional, antecipação das eleições e troca de governo. E ai, vem a pergunta do milhão – Isto é suficiente?

Não! Enquanto não houver um processo de cura, reconciliação e paz não poderemos terminar com o conflito. Cura se faz através da educação. É preciso um acordo entre ambas as partes de reformular a narrativa do conflito, iniciando com reescrever os livros didáticos sobre os palestinos e os israelenses, dando chance a uma futura paz, desenhando o mapa da região com Israel e Palestina, lembrando que antes da 1ª intifada, apesar do domínio de Israel a Palestina e dos ataques terroristas dos grupos palestinos a população israelense, havia uma relação humana entre as partes. Centenas de milhares de palestinos vinham a Israel trabalhar e passear, centenas de milhares de israelenses iam a Palestina passear, fazer compras e até jogar no cassino de Jerico. Lembrar que ambos os lados são humanos, ambos os lados sofreram perdas humanas e materiais, tristezas e dores. Didática para sair do Círculo do medo e da Raiva[2]. Enquanto os lados oficiais não entram em comum acordo, as ONGs e organizações sociais tem que assumir a responsabilidade para educar a nova geração no sistema informal.

A reconciliação se fará através de encontros entre israelenses e palestinos, em Israel, na Palestina e no exterior, em lugares neutros. Círculos de escuta, para aprendermos a escutar e ver o outro. Para entendermos que a perda, o sofrimento, as dores são iguais em ambos os lados. Para trabalharmos com a Caixa de Pandora que esta aberta a décadas, com seus monstros para fora, mas com a esperança escondida, com medo de sair do Bau. Enfrentar os monstros juntos e ajudar a esperança a sair.  Seminários sobre as diferentes narrativas, a sionista e a palestina. Para isso convocaria a ONG Hakaia-Sipur (conto), que se especializa em mediação de narrativas. Um dos livros mais importantes nesta área é o livro Side by Side [3], que apresenta a história através da narrativa sionista e palestina, uma ao lado da outra. Finalmente, oficinas de formação de professores, monitores e “Community Change makers” em educação e ativismo para paz e não violência.

Por último a Paz se fará no nível político, dos governos. Existem várias possibilidades de paz – um estado binacional, dois estados separados totalmente, confederação e federação. Já existem várias propostas na mesa – acordo de Genebra, acordo da Liga Árabe, acordo Olmert-Abu Mazen, acordo Olmert-Nasr al-Kidwa. Nós podemos propor acordos, realizar manifestações, ativismo político, pressão interna e externa, convocação do povo judeu e palestino na diáspora, mas a paz se fará entre as nações, entre os governos. Eu sou a favor de uma Confederação Israel-Palestina[4], mas assinaria qualquer proposta aceita por ambas as nações. “A liberdade total de um só se fará com a liberdade do outro”.

Mas, o que fazer até que se dê as condições entre os povos, as nações? Ao me perguntar isso me vem imediatamente na cabeça e no coração a Geraldo Vandré, “Pra não dizer que não falei das flores” – “Vem vamos embora que esperar não é saber, quem sabe faz a hora não espera acontecer”. Somos nós que temos que fazer com que os governos, as nações decidam fazer um acordo. Somos nós que temos que começar o processo de cura e reconciliação. Somos nós, mesmo que o outro lado não se mova. Sou eu, judeu, filho de refugiados da Alemanha, que pertence a um povo tão sofrido, mas um povo que canta Hatikva, que tenho que dar o primeiro passo. Ter a coragem de dar o primeiro passo. Estender a mão ao inimigo, por mais brutal que ele seja. Inimigos não se escolhem. Com eles precisamos fazer a paz, a reconciliação, a cura.

“Mãos para Paz”, através de sua representante em Israel, Alternative Center, junto com um grupo de ONGs, terapeutas e educadores estão criando em Israel um Espaço “Galil LeKulam” (Galileia para todos), no qual daremos início ao processo de cura da população galiliana – judeus, palestinos muçulmanos, cristões e drusos. Crianças, jovens e adultos. Finalmente temos um espaço físico no qual realizaremos processos terapêuticos de trauma individual e coletivo, círculos de escuta, seminários e oficinas, atividades bilingues com crianças e jovens, happenings e encontros entre  judeus e árabes palestinos.

Em Israel e na Palestina dezenas de organizações e dezenas de milhares de pessoas estão dando há tempos o primeiro passo, mas é preciso outros centenas de milhares de passos. O seu passo. O seu espaço. E somente você pode definir qual será este seu passo, seu espaço.

“וְשָׁפַט בֵּין הַגּוֹיִם וְהוֹכִיחַ לְעַמִּים רַבִּים וְכִתְּתוּ חַרְבוֹתָם לְאִתִּים וַחֲנִיתוֹתֵיהֶם לְמַזְמֵרוֹת לֹא יִשָּׂא גוֹי אֶל גּוֹי

חֶרֶב וְלֹא יִלְמְדוּ עוֹד מִלְחָמָה.”

“E julgará entre as nações, e repreenderá muitas nações, e converterá as suas espadas em relhas de arado, e as suas lanças em foices; nenhuma nação levantará espada contra outra nação, nem aprenderão mais a guerra.”[5]

[1] Kohelet, cap 3

[2] A psicopedagogia do amor – Davi Windholz ( https://www.booktoy.com.br/psicopedagogia-do-amor-11272 )

[3] Side by Side: Parallel Histories of Israel-Palestine (https://www.amazon.com/Side-Parallel-Histories-Israel-Palestine/dp/1595586830 )

[4] A Land for All ( https://www.alandforall.org/  )

[5] Yeshayahu, cap 2, versículo 4