In the world I imagine – and stand for, nobody gets executed for using drugs, hell, not even locked up! Nobody gets burned or stoned for being gay, lesbian, lover, transvestite, man, woman, black, white, atheist, communist, anarchist, Jew, Catholic, Evangelical, Agnostic, Buddhist, Umbandista, Candomblecista. Nobody is shot, electrocuted, sawed, quartered, hanged, crucified, lynched. Nobody is an owner or a beneficiary (not even the State!), but everyone is a user, an inhabitant, in equal measure and proportion. Nobody turns a profit off another human being, but everyone cooperates, produces, consumes, parties, sings, dances, celebrates. In the world I imagine nobody pays tribute to any entity, religious or administrative. Nobody is condemned for worshiping their gods and keeping their sacred books, but, then again, nobody is condemned for blaspheming against the gods or ripping up sacred texts. In the world I imagine there are conflicts, plenty of them, but nobody settles them in courthouses before “Authorities” who don’t know the first thing about the reality of the Villages and Towns, before “Authorities” carrying “handbooks” and codified, uniform “rulings” for everybody, because there is no everybody, there are individuals! Nor, by any means, do they settle their conflicts before distant tribunals or in those courts locked away, out of reach, in Capital cities (there aren’t even Capitals in the world I imagine): conflicts are settled right in the Village, in the Town, with everyone sharing a spot around the table, with coffee and bread laid out for anyone there. In the world I imagine there is no Authority; there is Solidarity! There is no Power, any Power, not even symbolic! Nobody studies to serve the Market, yet there is a Market, a People’s Market; one studies for – and through – Knowledge, Emancipation, and Individual and Human Growth. In the world I imagine there is no Stock Market, no Banks, no anonymous Shareholders. Nobody has official tax numbers – they have a Name. Nobody is discriminated against for wearing (or not wearing) long hair (natural or dyed), being bald or wearing wigs, growing a beard, a mustache, or shaving it all off, wearing makeup, piercings, tattoos, pants, dresses, bras, flip-flops, shoes, boots, shirts, ties. Nobody is humiliated for being heavier or thinner, for being a child, young, or old. In the world I imagine there is no divide between manual or intellectual labor, rural or urban, between carrying a hoe or a book, between scrubbing toilets or writing on a blackboard, between seed-planters and singers of love’s refrains. No woman is prosecuted or condemned for having an abortion. Nobody is pried into and slandered for being separated, divorced, for eating meat or veggies, for drinking coffee or cognac. No man bosses a woman around, in fact, no man and no woman boss anyone around. There are no military police – nor paragraphs! No flag-bearers, no rifle-toting guards! No zoos! In the world I imagine, Love is Free, totally and absolutely Free. There is no Fidelity, no Morality, but there is Ethics!
COSA PENSO SU ISRAELE E PALESTINA E SU EBREI E ARABI
Pietro Nardella-Dellova
Di seguito della mia conferenza su Israele e Palestina, lo studente ha posto tre domande casuali:
Cosa penso dei popoli arabi
Esprimo una visione di profondo rispetto per i popoli arabi, difendendone la dignità e il diritto all’autodeterminazione, e rifiutando al contempo ogni forma di odio o discriminazione nei loro confronti. La mia posizione è guidata dall’umanesimo, dall’etica e da una difesa intransigente dei Diritti Umani.
I punti centrali del mio pensiero includono:
Difesa del popolo palestinese: Sono un convinto sostenitore del riconoscimento globale dello Stato arabo-palestinese, sostenendo che tale riconoscimento “dignifica un Popolo REALE e il diritto all’autodeterminazione.” Per me, questo riconoscimento è una questione di “Etica Ebraica e Diritti Umani.”
Rifiuto dell’odio e della discriminazione: Condanno fermamente l’odio contro gli arabo-palestinesi, così come condanno l’odio contro gli ebrei. Citando le mie stesse parole: “Non esiste libertà di espressione per incoraggiare lo stupro e la morte di uomini e donne ebrei, né per incoraggiare e celebrare la morte di arabo-palestinesi!”
Visione universalista ed etica ebraica: Il mio approccio è radicato in un’interpretazione umanista dell’ebraismo che valorizza l’universalismo e la giustizia sociale. Ciò mi spinge a difendere la coesistenza pacifica e l’uguaglianza tra tutti i popoli, indipendentemente dalla loro origine etnica o religione.
Critica dell’occupazione e dell’estrema destra: Critico esplicitamente l’occupazione dei territori palestinesi e le azioni dei gruppi di estrema destra, sia in Israele che altrove, che si oppongono alla pace e al riconoscimento dei diritti arabi.
Conclusione: In definitiva, mostro una posizione di solidarietà e rispetto per i popoli arabi, sostenendo la coesistenza, il dialogo e il riconoscimento dei loro legittimi diritti, schierandomi decisamente contro ogni forma di razzismo, pregiudizio o conflitto.
Cosa penso degli ebrei
Sono ebreo, e la mia visione degli ebrei è quella di chi affronta la realtà intrecciando la propria eredità culturale, etica e storica direttamente nella propria identità e nel proprio lavoro accademico. Mi allineo a una “sinistra ebraica” e difendo un’interpretazione umanista e libertaria dell’ebraismo.
I punti centrali del mio pensiero includono:
Identità personale e patrimonio culturale: Sono un ebreo italiano, proveniente da una famiglia dell’antico ghetto di Napoli, e porto con me il “legato culturale ebraico derivante da millenni di storia.” La mia identità ebraica è centrale nella mia visione del mondo.
Ebraismo umanista e libertario: Vedo l’ebraismo non solo come una religione dogmatica, ma come una tradizione etica ed emancipatoria. La mia tesi di dottorato, ad esempio, esplora le “affinità elettive” tra Ebraismo e Diritti Umani, suggerendo che la tradizione ebraica offra i fondamenti stessi per un’etica universalista.
Impegno per la giustizia sociale (Tsedakah): La mia visione sottolinea il principio ebraico della Tsedakah (giustizia/carità) e l’importanza vitale delle mitzvot (buone azioni) quando si tratta di promuovere la giustizia sociale e il benessere del prossimo, come pietra angolare del mondo ebraico.
Critica dell’antisemitismo e dell’odio: Come ebreo, mi schiero fermamente contro l’antisemitismo, condannando qualsiasi forma o manifestazione di odio o pregiudizio contro il popolo ebraico.
Una posizione politica distinta: Faccio parte di un gruppo di “ebrei sionisti progressisti” che si distinguono sia dagli ebrei di destra (che accuso di sostenere ciecamente i governi israeliani conservatori) sia da settori della sinistra che, a mio avviso, praticano l’antisemitismo sotto le spoglie dell’antisionismo. Difendo la soluzione dei due Stati (Israele e Palestina) basata sull’etica ebraica e sui Diritti Umani.
Conclusione: In breve, per me, essere ebreo significa portare un’eredità ricca di valori etici e umanisti, che deve ispirare la lotta per un mondo più giusto e la difesa universale dei Diritti Umani.
Cosa penso della coesistenza tra ebrei e arabi, e tra israeliani e arabo-palestinesi
Difendo strenuamente la coesistenza tra ebrei e arabi, e tra israeliani e arabo-palestinesi, come l’unica soluzione giusta e praticabile per il conflitto nella regione. La mia posizione si fonda su principi umanistici, etici e sul diritto internazionale.
I punti centrali del mio pensiero sono:
Una soluzione a “Due Popoli, Due Stati”: Da decenni chiedo una soluzione a due Stati (Israele e Palestina) come unico modo per garantire il diritto all’autodeterminazione di entrambi i popoli. Credo che i palestinesi abbia diritto a uno Stato, proprio come gli israeliani.
Etica ebraica e Diritti Umani: Per me, riconoscere lo Stato arabo-palestinese è un imperativo dell’“Etica Ebraica e dei Diritti Umani.” Sostengo che l’universalismo intrinseco a entrambi i concetti crei una base naturale per la pace.
Umanesimo e dialogo: Nei dibattiti e nei saggi, invito a una “prospettiva umanista” sul conflitto e sottolineo che, sebbene l’amarezza sia profonda nella regione, le tradizioni ebraica, cristiana e musulmana offrono i fondamenti etici per la dignità umana e il dialogo.
Critica dell’estrema destra e dei terroristi: Critico esplicitamente i gruppi di estrema destra che, a mio avviso, non vogliono alcuna coesistenza e pace, sostenendo che debbano lasciare la Cisgiordania e Gaza. Allo stesso identico modo, critico esplicitamente il terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, che affermo non lottare per la pace, ma per lo sterminio totale degli ebrei israeliani.
Unirsi per la coesistenza: Credo che arabi ed ebrei debbano unirsi, poiché vivere insieme è una “questione di fraternità,” e che la storia brasiliana, con la sua esperienza di convivenza tra questi popoli, possa servire da esempio per la pace.
Conclusione: Quindi, guardando il quadro d’insieme, sono un sostenitore di una pace fondata sul mutuo riconoscimento, sull’uguaglianza dei direitos e sulla coesistenza pacifica e sovrana di entrambi i popoli in Terra Santa.
Novembre 2025
Giuseppe Pietro Buono Nardellas-Dellova
NOTE:
Questa prospettiva si allinea direttamente con il quadro universalista dei Diritti Umani, ampliando i principi di dignità e coesistenza internazionale.
Per una trattazione accademica, si veda: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tesi di dottorato (Scienze delle Religioni) – PUC-SP, São Paulo, 2021. Esplora le “affinità elettive” e la tradizione ebraica come forza emancipatoria.
Questa posizione attinge alla critica del diritto come strumento di liberazione strutturale, tematica della giurisprudenza libertaria.
Per un’analisi di garanzie costituzionali e coesistenza, si veda: NARDELLA-DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: 2024.
BIBLIOGRAFIA:
NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tesi di dottorato – PUC-SP, São Paulo, 2021.
NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Edizione dell’Autore, São Paulo, 2024.
NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Edizione Kindle, 2021.
NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Edizione Kindle, 2020.
WHAT I THINK ABOUT ISRAEL AND PALESTINE AND ABOUT JEWS AND ARABS
Pietro Nardella-Dellova
Following my Lecture on Israel and Palestine, the student asked three random questions:
What I think about the Arab Peoples
I express a view of deep respect for the Arab peoples, defending dignity and the right to self-determination, while rejecting any form of hatred or discrimination against them. My stance is driven by humanism, ethics, and an uncompromising defense of Human Rights. The core points of my thinking include:
Defense of the Palestinian People: I am a vocal advocate for the global recognition of the Arab-Palestinian State, arguing that this “dignifies a REAL People and the right to self-determination.” To me, this recognition is a matter of “Jewish Ethics and Human Rights.”
Rejection of Hatred and Discrimination: I fiercely condemn hatred against Arab-Palestinians, just as I condemn hatred against Jews. In my own words: “There is no freedom of expression to encourage the rape and death of Jewish men and women, nor to encourage and celebrate the death of Arab-Palestinians!”
Universalist Vision and Jewish Ethics: My approach is rooted in a humanist interpretation of Judaism that values universalism and social justice. This drives me to defend peaceful coexistence and equality among all peoples, regardless of their ethnic background or religion.
Critique of the Occupation and the Far-Right: I explicitly criticize the occupation of Palestinian territories and the actions of far-right groups, both in Israel and elsewhere, who oppose peace and the recognition of Arab rights.
Conclusion: So, bottom line, I show a stance of solidarity and respect for the Arab peoples, championing coexistence, dialogue, and the recognition of their legitimate rights, standing dead against any form of racism, prejudice, or conflict.
What I think about the Jews
I am Jewish, and my view on Jews is that of someone weaving my cultural, ethical, and historical heritage right into my own identity and academic work. I align myself with a “Jewish left” and defend a humanist and libertarian interpretation of Judaism.
The core points of my thinking include:
Personal Identity and Cultural Heritage: I am an Italian Jew, coming from a family out of the old ghetto of Naples, and carry with me the “Jewish cultural legacy from millennia of history.” My Jewish identity is central to my worldview.
Humanist and Libertarian Judaism: I see Judaism not just as a dogmatic religion, but as an ethical and emancipatory tradition. My doctoral thesis, for instance, explores the “elective affinities” between Judaism and Human Rights, suggesting that the Jewish tradition offers the very foundations for a universalist ethic.
Commitment to Social Justice (Tsedakah): My vision highlights the Jewish principle of Tsedakah (justice/charity) and the vital importance of mitzvot (good deeds) when it comes to advancing social justice and the well-being of one’s fellow human beings, as a cornerstone of the Jewish world.
Critique of Antisemitism and Hatred: As a Jew, I stand fiercely against antisemitism, condemning any shape or form of hatred or prejudice against the Jewish people.
A Distinct Political Stance: I am part of a group of “progressive Zionist Jews” who stand apart from both right-wing Jews (whom I accuse of blindly backing conservative Israeli governments) and sections of the left that, in my view, practice antisemitism under the guise of anti-Zionism. I defend the two-State solution (Israel and Palestine) based on Jewish ethics and Human Rights.
Conclusion: So, in short, for me, being Jewish means carrying a heritage rich in ethical and humanist values, which must inspire the fight for a fairer world and the universal defense of Human Rights.
What I think about the coexistence of Jews and Arabs, and between Israelis and Arab-Palestinians
I fiercely defend the coexistence between Jews and Arabs, and between Israelis and Arab-Palestinians, as the only just and viable solution for the conflict in the region. My position is built on humanist, ethical principles and international law.
The core points of my thinking are:
A “Two Peoples, Two States” Solution: For decades, I have been calling for a two-State solution (Israel and Palestine) as the only way to guarantee the right to self-determination for both peoples. I believe Palestinians have a right to a State, just like Israelis do.
Jewish Ethics and Human Rights: To me, recognizing the Arab-Palestinian State is an imperative of “Jewish Ethics and Human Rights.” I argue that the universalism built into both concepts creates a natural baseline for peace.
Humanism and Dialogue: In debates and essays, I call for a “humanist perspective” on the conflict and point out that, even though bitterness runs deep in the region, Jewish, Christian, and Muslim traditions offer ethical foundations for human dignity and dialogue.
Critique of the Far-Right and Terrorists: I explicitly criticize far-right groups that, in my view, want no part in coexistence and peace, holding that they must leave the West Bank and Gaza. By the exact same token, I explicitly criticize the terrorism of Hamas and Islamic Jihad, which I state are not fighting for peace, but for the total extermination of Israeli Jews.
Coming Together for Coexistence: I believe Arabs and Jews must unite, since living together is a “matter of fraternity,” and that Brazilian history, with its own experience of these peoples living side by side, could serve as an example for peace.
Conclusion: So, when you look at the whole picture, I am a champion of a peace grounded in mutual recognition, equal rights, and the peaceful, sovereign coexistence of both peoples in the Holy Land.
November 2025
Giuseppe Pietro Buono Nardella-Dellova
NOTES:
This perspective aligns directly with the universalist framework of Human Rights applied to constitutional civil law, expanding on principles of dignity and international coexistence.
For a foundational academic treatment of this topic, see: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Doctoral Dissertation in Religious Studies. São Paulo: PUC-SP, 2021. The thesis explores the “elective affinities” and the multicultural matrix of Jewish tradition as an emancipatory historical force.
This conceptual position draws upon the critique of law as a tool for structural liberation, a theme long examined in libertarian jurisprudence and critical philosophy of civil institutions.
For an expanded analysis of how constitutional guarantees and civil-fundamental rights intersect with property and systemic coexistence in a “civilizational key,” see: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: Livro do Autor, 2024.
BIBLIOGRAPHY:
NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Doctoral Dissertation (Religious Studies) – PUC-SP, São Paulo, 2021.
NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Author’s Edition, São Paulo, 2024.
NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Kindle Edition, 2021.
NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Kindle Edition, 2020.
Devotos da ordem totalitária, do terror! atenção! Atenção!
Viva os líderes!
Khomeini, Khamenei!
Nossos irmãos, os aiatolás do Irã, precisam de nós.
A revolução islâmica está sob ataque.
Este é um momento ímpar. Um chamado histórico.
Conclamamos todos. Contribuam. Contribuam!
Os aiatolás já não conseguem mais matar em paz.
Cada corpo que cai nas calçadas produz, vejam só, novos e novos manifestantes. Brotam das esquinas, das escolas, das casas, das ruas — uma epidemia de gente viva.
Ingratos!
Ingratos estes iranianos.
Ingratas estas mulheres, cuja moral os aiatolás tão zelosamente preservam sob o cerco dos panos pretos, que ocultam rostos, corpos e hematomas — marcas nem tão discretas da legítima violência doméstica, essa instituição milenar.
Como ousam essas ingratas sair às ruas pedindo liberdade?
Sabem elas, afinal, o que é liberdade?
E vejam a que ponto chegamos: nem torturar conseguem mais, os pobres carracos dos aiatolás.
Faltam mangueiras para violar gestantes.
Falta eletricidade para choques nos genitais de adolescentes.
Faltam baldes para afogar manifestantes.
Faltam mortalhas, covas rasas!
Faltam balas.
Imaginem! Cartuchos em falta!
Observem a tragédia: apenas 500 mortos em três dias. Uma miséria. Uma escassez inadmissível.
E, para coroar a humilhação suprema, faltam até pedras.
Não há pedras suficientes para exercer o mais singelo dos direitos previstos na Sharia: apedrejar gays até a morte.
Que crueldade, às vezes, a vida impõe a estes pobres torturadores do Irã!
É hora de recorrer à experiência histórica. Realismo, Austeridade! Afinal falta tudo, dinheiro, petróleo, comida, água e ar!
Os devotos do totalitarismo podem ajudar. Eis o chamado à gloriosa NKVD, escola de Beria e Yezhov, em defesa de uma Yezhovshchina eficiente e barata!
Tortura, sim — mas com austeridade.
Os tempos são de contenção fiscal. Nada de luxos elétricos, nada de desperdício hidráulico. Priorizar métodos de baixo custo, alta repetição e mínimo investimento:
o medo sustentável, o sofrimento reciclável, a repressão responsável.
Em Teerã está fazendo menos de dez graus, está frio, qualquer golpe, um chicote improvisado, um cabo de rifle, cassetetes, bastões, barras de borracha, cordas, tudo isto, machuca, fere, e com um mínimo de pressão fiscal
Lembranças das celas geladas da Sibéria, a privação de sono contínua, a stoyka , o pão reduzido e as mortes por inanição.
Tudo feito sob medida para a garantir a restrição orçamentária.
Devotos do totalitarismo e do terror, do mundo inteiro, uni-vos!
Viva a Revolução Islâmica! Viva o Líder!
O Irã precisa de vocês.
Contribuam. Contribuam!
Nossos irmãos precisam de nós.
Charles Schaffer Argelazi
Advogado e Antropólogo
Sócio da Argelazi Advocacia
O QUE PENSO SOBRE ISRAEL E PALESTINA E SOBRE JUDEUS E ÁRABES
(Pietro Nardella-Dellova)
Seguindo minha Palestra sobre Israel e Palestina, o estudante fez três perguntas aleatórias:
O que penso sobre os Povos Árabes
Expresso uma visão di profundo respeito pelos povos árabes, defendendo a dignidade e o direito à autodeterminação, ao mesmo tempo em que rejeito qualquer forma de ódio ou discriminação contra eles. Minha postura é movida pelo humanismo, pela ética e por uma defesa intransigente dos Direitos Humanos.
Os pontos centrais do meu pensamento incluem:
Defesa do Povo Palestino: Sou um defensor vocal do reconhecimento global do Estado Árabe-Palestino, argumentando que esse reconhecimento “dignifica um Povo REAL e o direito à autodeterminação.” Para mim, esse reconhecimento é uma questão de “Ética Judaica e Direitos Humanos.”
Rejeição ao Ódio e à Discriminação: Condeno veementemente o ódio contra os árabes-palestinos, assim como condeno o ódio contra os judeus. Em minhas próprias palavras: “Não há liberdade de expressão para incentivar o estupro e a morte de homens e mulheres judeus, nem para incentivar e celebrar a morte de árabes-palestinos!”
Visão Universalista e Ética Judaica: Minha abordagem está enraizada em uma interpretação humanista do judaísmo que valoriza o universalismo e a justiça social. Isso me impulsiona a defender a coexistência pacífica e a igualdade entre todos os povos, independentemente de sua origem étnica ou região.
Crítica à Ocupação e à Extrema-Direita: Critico explicitamente a ocupação dos territórios palestinos e as ações de grupos de extrema-direita, tanto em Israel quanto em outros lugares, que se opõem à paz e ao reconhecimento dos direitos árabes.
Conclusão: Em suma, demonstro uma postura de solidariedade e respeito pelos povos árabes, defendendo a coexistência, o diálogo e o reconhecimento de seus direitos legítimos, posicionando-se firmemente contra qualquer forma de racismo, preconceito ou conflito.
2. O que penso sobre os Judeus
Sou judeu, e minha visão sobre os judeus é a de quem enfrenta a realidade tecendo minha herança cultural, ética e histórica diretamente em minha própria identidade e trabalho acadêmico. Alinho-me a uma “esquerda judaica” e defendo uma interpretação humanista e libertária do judaísmo.
Os pontos centrais do meu pensamento incluem:
Identidade Pessoal e Herança Cultural: Sou um judeu italiano, vindo de uma família do antigo gueto de Nápoles, e carrego comigo o “legado cultural judaico de milênios de história.” Minha identidade judaica é central em minha visão de mundo.
Judaísmo Humanista e Libertário: Vejo o judaísmo não apenas como uma religião dogmática, mas como uma tradição ética e emancipatória. Minha tese de doutorado, por exemplo, explora as “afinidades eletivas” entre o Judaísmo e os Direitos Humanos, sugerindo que a tradição judaica oferece os próprios fundamentos para uma ética universalista.
Compromisso com a Justiça Social (Tsedaká): Minha visão destaca o princípio judaico da Tsedaká (justiça/caridade) e a importância vital das mitzvot (boas ações) quando se trata de promover a justiça social e o bem-estar do próximo, como um pilar do mundo judaico.
Crítica ao Antissemitismo e ao Ódio: Como judeu, posiciono-me ferozmente contra o antissemitismo, condenando qualquer forma ou manifestação de ódio ou preconceito contra o povo judeu.
Uma Postura Política Distinta: Faço parte de um grupo de “judeus sionistas progressistas” que se diferenciam tanto dos judeus de direita (a quem acuso de apoiar cegamente governos israelenses conservadores) quanto de setores da esquerda que, em minha visão, praticam o antissemitismo sob o disfarce de anticionismo. Defendo a solução de dois Estados (Israel e Palestina) com base na ética judaica e nos Direitos Humanos.
Conclusão: Em resumo, para mim, ser judeu significa carregar uma herança rica em valores éticos e humanistas, que deve inspirar a luta por um mundo mais justo e a defesa universal dos Direitos Humanos.
3. O que penso sobre a coexistência de Judeus e Árabes, e entre Israelenses e Árabes-Palestinos
Defendo ferozmente a coexistência entre judeus e árabes, e entre israelenses e árabes-palestinos, como a única solução justa e viável para o conflito na região. Minha posição é construída sobre princípios humanistas, éticos e no direito internacional.
Os pontos centrais do meu pensamento são:
Uma Solução de “Dois Povos, Dois Estados”: Há décadas venho pedindo uma solução de dois Estados (Israel e Palestina) como a única maneira de garantir o direito à autodeterminação para ambos os povos. Acredito que os palestinos têm direito a um Estado, assim como os israelenses.
Ética Judaica e Direitos Humanos: Para mim, reconhecer o Estado Árabe-Palestino é um imperativo da “Ética Judaica e dos Direitos Humanos.” Argumento que o universalismo intrínseco a ambos os conceitos cria uma base natural para a paz.
Humanismo e Diálogo: Em debates e ensaios, clamo por uma “perspectiva humanista” sobre o conflito e aponto que, embora a amargura seja profunda na região, as tradições judaica, cristã e muçulmana oferecem fundamentos éticos para a dignidade humana e o diálogo.
Crítica à Extrema-Direita e aos Terroristas: Critico explicitamente os grupos de extrema-direita que, em minha visão, não querem participar da coexistência e da paz, sustentando que eles devem deixar a Cisjordânia e Gaza. Pela exata mesma medida, critico explicitamente o terrorismo do Hamas e da Jihad Islâmica, os quais afirmo não estarem lutando pela paz, mas pela total exterminação dos judeus israelenses.
União pela Coexistência: Acredito que árabes e judeus devem se unir, pois viver juntos é uma “questione de fraternidade,” e que a história brasileira, com sua própria experiência desses povos vivendo lado a lado, poderia servir de exemplo para a paz.
Conclusão: Quando se olha para o panorama geral, sou um defensor de uma paz fundamentada no reconhecimento mútuo, na igualdade de direitos e na coexistência pacífica e soberana de ambos os povos na Terra Santa.
Novembro de 2025
Giuseppe Pietro Buono Nardella-Dellova
NOTAS:
Esta perspectiva alinha-se ao arcabouço universalista dos Direitos Humanos, expandindo princípios de dignidade e coexistência internacional.
Para tratamento acadêmico, ver: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tese de Doutorado em Ciência da Religião – PUC-SP, São Paulo, 2021. A tese aborda as “afinidades eletivas” e a matriz multicultural judaica como força histórica emancipatória.
Posição baseada na crítica do direito como instrumento de libertação estrutural, examinada na jurisprudência libertária e na filosofia crítica das instituições civis.
Para análise de garantias constitucionais, direitos fundamentais e coexistência civilizatória, ver: NARDELLA-DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: Edição do Autor, 2024.
BIBLIOGRAFIA:
NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tese de Doutorado (Ciência da Religião) – PUC-SP, São Paulo, 2021.
NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Edição do Autor, São Paulo, 2024.
NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Edição Kindle, 2021.
NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Edição Kindle, 2020
Nos tempos atuais, é importante revisitarmos o conceito e evolução do sionismo ou, como preferimos, sionismos, um dos movimentos políticos e multifacetados mais legitimamente expressivos e eficazes. Não há qualquer dúvida de que os sionismos têm a ver com o espírito do Judaísmo e com o Povo Judeu em sua Galut.
Enquanto movimento, os sionismos têm um caráter emancipatório, de resistência, reafirmação da identidade judaica e resiliência de um Povo, forçado a estar no mundo com o qual nem sempre se sente integrado. Aliás, não se sente integrado por ser constantemente repelido, acusado do alto dos púlpitos, católicos ou luteranos e, também, no eco de muitas mesquitas, de deicídio, desvios e outras narrativas falaciosas. E, pior, massacrado sob pogroms, guetização, discriminação cultural e religiosa, marginalização e extermínio nazifascista, sob o silêncio dos templos e das mesquitas.
Muitos intelectuais judeus perceberam que, mesmo sendo integrados (muitos até assimilados!) em determinados países, obtendo a sua plena nacionalidade e falando a língua daquele povo, seriam discriminados pelo fato de serem judeus. Ser judeu era o problema! Por isso, desenvolveu-se a ideia de que o judeu só estaria livre e protegido se, e quando, em seu próprio país: um Estado Judeu. O objetivo somente seria alcançado com o sionismo!
O sionismo etimologicamente tem a ver com Sion (Tziyon), um dos nomes de Jerusalém, mas especialmente o monte, o lugar elevado, epicentro da história judaica, especialmente davídica e salomônica. Logo, sionismo é o elemento subjetivo, real ou imaginário, cultural ou político, religioso ou histórico, que emerge da alma judia em estar em Jerusalém, sua cidade de eterna identidade, epicentro de sua vida e de seu desenvolvimento político, assim como estar em seu país. Jerusalém, Sion, foi o último lugar no qual os judeus estiveram, antes da expulsão; a última cidade destruída pelos romanos.
Lembremos que, após a destruição de Jerusalém nos anos 70, os Judeus sobreviventes foram espalhados para a circunvizinhança de Jerusalém e pela região do Oriente Médio, como Iraque e Líbano e lugares distantes como Egito, Marrocos, Atenas, Roma, mantendo, contudo, um constante sonho de retorno à Cidade de Davi. Ao longo de dois milênios, em algumas Festas Judaicas, em especial, Pessach (Páscoa judaica), se diz; Leshaná Habaá BiYerushalaim Habnuiá! (no próximo ano em Jerusalém Reconstruída!). É mais que uma reza, é um gemido da imensidão da alma judaica!
Jerusalém tornou-se o reino da utopia judaica, da ideia de retorno como nos tempos dos cativeiros, da reconstrução da cultura, ancestralidade e nacionalidade judaicas. É necessário entender que Sion, ou seja, Jerusalém, povoa o imaginário judaico desde a Antiguidade. É, no sentido do Judaísmo anarquista europeu, uma expressão do messianismo-romântico que alcança, entre outros, o filósofo judeu Martin Buber. É, ainda, um tipo de u-topos (Jerusalém, lugar para se chegar e realizar um ideal), saindo de um topos (seja Ur dos Caldeus, Egito, Cativeiro babilônico, Império Romano, Europa ou Alemanha).
Modernamente, diante do antissemitismo europeu (que propiciou o Holocausto), o sentimento de emancipação judaica e a busca de concretização da liberdade judaica se fortaleceram. Criou-se, em termos políticos (para além do sentimento de dois milênios), o sionismo ou movimento sionista.
Qualquer judeu que buscava a emancipação e resistia à perseguição antissemita reconheceu-se como sionista. Porém, o termo sionista, no sentido de movimento revolucionário, foi utilizado pela primeira vez, em 1885, por Natan Birenboim, estudante da Europa Oriental, em caráter político (Sionismo Político). Aliás, como disse Theodor Herzl, o século XIX foi o despertar de nacionalidades e, com razão diaspórica, os judeus também tiveram o despertamento do seu nacionalismo (judaico) o que, em termos ideológicos e políticos, refere-se ao sionismo – o elemento objetivo e político de proteção do Judaísmo e dos Judeus.
Birenboim fundou um Jornal cujo tema era mesmo a emancipação dos judeus. Após Birenboim, vários grupos de jovens judeus se formaram na Áustria, Alemanha, Inglaterra, França, Estados Unidos, Itália etc. Em 1893, ele publicou um pequeno livro, conclamando para o renascimento em Eretz Israel (terra de Israel) e incentivou a criação de um Congresso Sionista Internacional para discutir a questão da emancipação judaica.
Em 1894, o caso emblemático de Dreyfus fortaleceu o sentimento sionista. Dreyfus foi acusado injustamente e condenado à prisão perpétua. Provou-se depois (1897) que a acusação era falsa. Tal a percepção de injustiça, que o escritor Emile Zolá, também judeu, publicou, em defesa de Dreyfus, a Carta J’Accuse (eu acuso) ao Presidente da República. Ao final, Dreyfus foi julgado novamente e declarado inocente. Theodor Herzl, judeu, formado em Direito, jornalista, acompanhou o caso Dreyfus e sua degradação pública, pois sabiam da inocência, mas mantinham a acusação em caráter antissemita. Disse ele mais tarde: o julgamento de Dreyfus, 1894, fez de mim um sionista. Para Herzl, a questão era o antissemitismo e sua contraposição lógica e efetiva era o sionismo político.
Depois disso, Herzl organizou o Primeiro Congresso Sionista, na Basiléia, de 29 a 31 de agosto de 1897, momento em que foi aprovado o Programa Sionista (Programa de Basiléia). De caráter político, dizia o documento: o sionismo pretende criar um abrigo para o povo judeu em Israel, garantido por um documento político público, reconhecido internacionalmente. Herzl foi eleito presidente do Congresso Sionista e Presidente da Organização Sionista Mundial, com a adoção do Hino Hatikvah e uma Bandeira Judaica.
Em 1901, em oposição ao sionismo político de Herzl, criou-se, com Chaim Weizmann e Martin Buber, a facção sionista democrática, com alguma base nacionalista judaica do sionismo, democratização interna da organização e uma certa visão anarquista religiosa.
Logo depois, em 1902, criou-se um novo grupo sionista, agora de oposição a Herzl e a Buber. Tratava-se dos Mizrachi, organizado por judeus ortodoxos. Chamou-se Centro Espiritual – Mizrachi. Foi a base do sionismo religioso (ortodoxo). Segundo Michael Lövy, tratava-se do messianismo judeu e utopias libertárias na Europa Central (1905-1923), com os seguintes aspectos: a) Judeus religiosos anarquizantes; b) Messianismo judeu e modernas ideias revolucionárias: corrente utópica e corrente restauradora, ou seja, conceito hebraico de tikun: restauração, reparação e reforma.
O pensamento libertário em Gustav Landauer, um dos pais do anarquismo judaico, é a relação entre a topia e utopia, ou seja, combinação entre conservantismo e revolução emancipatória. Registra Löwy, que a utopia messiânica não era o sionismo, mas o anarquismo. O ideal sionista é uma coisa; o ideal messiânico, outra.
Há, entretanto, afinidades eletivas entre tradição messiânica judaica e utopias revolucionárias. Mas, na Europa do final do século XIX, as afinidades eletivas entre redenção, messianismo e sionismo vão tomando forma com grupos judaicos: a) Anarquistas religiosos judaizantes; b) Judeus assimilados (diferente de integrados), ateus-religiosos, anarco-bolchevistas; c) Judeu religioso anarquista sionista, como Buber.
Martin Buber, um sionista originalmente anarquista, será um crítico da direção do sionismo oficialisraelense (estatizante). Ao chegar nos arredores de Jerusalém, em 1938, Buber foi um dos idealizados e incentivadores do movimento de fraternização judio-árabe ichud (união). Buber, enquanto judeu sionista anarquista, recusava um Estado exclusivamente judeu, pois, para ele, o sionismo não se tratava apenas de emancipação de um povo, mas de redenção do mundo. Ele, como outros judeus sionistas e anarquistas de sua época, imaginava uma organização política plural árabe-israelense, ou árabe-judaico e, no limite político, de caráter binacional.
O território palestinense (nome dado pelos romanos como região administrativa) não foi o único imaginado pelos judeus para o processo sionista de emancipação. Depois da morte de Herzl, propôs-se que se buscassem outros lugares, pois seria melhor o Sionismo sem Sion do que Sion sem o Sionismo. Em outras palavras, sionismo como emancipação e liberdade. Qualquer lugar poderia ser estabelecido como ambiente judaico, desde que com garantia internacional e autodeterminação. Este sionismo seria conhecido como sionismo territorialista ou, sionismo em qualquer lugar. Em oposição, os sionistas em Sion defendiam o renascimento e fortalecimento dos grupos judaicos em Eretz Israel, na construção e organização de fazendas, fundamental para os Kibutzim judaicos.
O 7º Congresso Sionista, em 1905, marcou a oposição entre os sionistas políticos que defendiam a defesa dos judeus e seu fortalecimento na região palestinense, com apoio político internacional, e os sionistas práticos, que também defendiam o apoio aos judeus na região, mas sem necessidade de apoio político internacional.
No 8º Congresso Sionista, realizado em Haia, 1907, foi decidido criar um Escritório Israelense e uma Sociedade de preparação do Ishuv, ou seja, de apoio aos judeus que já estavam na região palestinense e outros que ali chegavam fugidos dos pogroms russos e perseguições europeias. Chaim Weizmann, um dos líderes, fez a exigência que se criasse uma síntese entre sionistas políticos e sionistas práticos. Daí surgiu o compromisso de se buscar uma Carta-Patente (político) e de se promover o apoio e estabelecimento judaico em Eretz Israel (prático).
Em 1913, como expressão do sionismo cultural, no 11º Congresso Sionista de Viena, 1913, discutiu-se a criação da Universidade Hebraica de Jerusalém e o ensino do Hebraico como parte da educação judaica diaspórica. O sionismo cultural, fundado, em 1893, por Achad Haam, pregava o renascimento moral e espiritual do povo judeu. A luta era contra a desintegração do povo judeu. Defendia-se a criação de uma comunidade judaica nas terras antigas, e viam no Sionismo o objetivo de salvar o Judaísmo.
Os ortodoxos e haredim hassídicos, ambos sionistas, ao contrário dos haredim antissionistas (radicais teológicos), enxergam no sionismo o caminho de preparação messiânica. Ou seja, o sionismo, ao proteger o judeu em Israel, permite que se possa praticar o judaísmo longe dos pogroms e perseguições antissemitas.
Após 1950, cria-se uma divisão entre judeus sionistas de Esquerda e judeus sionistas de Direita (ambos em Israel). Os judeus sionistas de esquerda defendiam, de início, um Estado binacional com a presença de judeus e árabes. Atualmente, defendem, como solução para os conflitos entre judeus e árabes-palestinos, a formação de dois Estados: Israel e Palestina.
Por outro lado, os sionistas de direita, principalmente, depois de 1970, com um discurso de segurança nacional contra atos terroristas, defendem o estabelecimento israelense completo com a ocupação da Cisjordânia e Gaza, territórios palestinos.
Como movimento emancipatório e de afirmação da cultura e nacionalidade judaicas, assim como resposta ao antissemitismo, pogroms, perseguições e, por último nazifascismo alemão, o sionismo em suas muitas facetas, religiosas ou não, políticas ou culturais, cumpriu um papel importante.
A nosso ver, as ideias básicas dos Sionismos (originais) deixaram de existir em 1948, exatamente por ter chegado ao seu objetivo maior: a criação do Estado de Israel e de um lar nacional judaico contra as enxurradas antissemitas anteriores. A partir disso, tem-se política estatal, desempenho maior ou menor da democracia e grupos de interesse que lutam pelo poder político.
Dizer-se sionista, hoje, não me parece dizer a mesma coisa do que disseram Birenboim, Herzl, Buber e outros. Dizer-se sionista, hoje, é lutar pela preservação de Israel e seus valores democráticos, e isso inclui, igualmente, a defesa de um Estado Palestino – ao lado do Estado de Israel