Come, come to bed, love

Come, come to bed, love

א
My love, come to bed!
Let’s make love all through this day, naked (and stripped bare) in plural, multifaceted pleasures and full liberation!

ב
Come, love!
When we tire of the bed, we’ll love on the couch, on the kitchen table, in the hallway, on the living room floor.

ג
Come, love! We shall open wide our pupils and our pores, we shall bless our lips with our own bodies, we shall unleash our fires and, in roars, we shall fly to the heights and, without truce, we shall plunge deep into our bodies and souls!

ד
Out there, today, my love, on the street, there’s only organized crowds of the brainless, there’s drugged fans carrying their banners and their clubs, there’s oppressors, there’s the oppressed, there’s destroyers of Education, there’s osmotics, there’s PowerPoint repeaters, there’s homophobes, there’s islamophobes, there’s bankers, there’s anti-Semites, there’s fascistoids, there’s nazis, there’s the prejudiced, there’s the exterminators, there’s militarists, there’s chauvinists, there’s psychotics, there’s bipolars, there’s women-beaters, there’s authoritarians, there’s coup-mongers, there’s the ignorant, there’s racists, there’s telenovela addicts, there’s media slaves, there’s the resentful, there’s the vengeful, there’s anti-democrats, there’s those who hate, there’s the selfish, there’s sheep, there’s the curious, there’s the utterly incapable, there’s sanctimonious ones, there’s school-meal thieves, there’s speculators, there’s loan sharks, there’s tithe-robbers, there’s slave-drivers, there’s thieves of souls and there is, disgracefully, the sexless, mindless mass, dragged and centrifuged by their masters! Out there, today, my love, there is only a single cesspool and puppets marching!

ה
Come, love, come to bed!

ו
Come, love, come today.

ז
Politics, my love, we shall leave for the day after tomorrow, when only the rebels, conscious and libertarian, gather.

 

© Pietro Nardella-Dellova: “Come, come to bed, love”, 2016

 

ph: by Alessio Delfino, Italy

Cosa penso su Israele e Palestina e su Ebrei e Arabi

Cosa penso su Israele e Palestina e su Ebrei e Arabi

COSA PENSO SU ISRAELE E PALESTINA E SU EBREI E ARABI

Pietro Nardella-Dellova

 

Di seguito della mia conferenza su Israele e Palestina, lo studente ha posto tre domande casuali:

 

  1. Cosa penso dei popoli arabi

 

Esprimo una visione di profondo rispetto per i popoli arabi, difendendone la dignità e il diritto all’autodeterminazione, e rifiutando al contempo ogni forma di odio o discriminazione nei loro confronti. La mia posizione è guidata dall’umanesimo, dall’etica e da una difesa intransigente dei Diritti Umani.

I punti centrali del mio pensiero includono:

 

  • Difesa del popolo palestinese: Sono un convinto sostenitore del riconoscimento globale dello Stato arabo-palestinese, sostenendo che tale riconoscimento “dignifica un Popolo REALE e il diritto all’autodeterminazione.” Per me, questo riconoscimento è una questione di “Etica Ebraica e Diritti Umani.”

 

  • Rifiuto dell’odio e della discriminazione: Condanno fermamente l’odio contro gli arabo-palestinesi, così come condanno l’odio contro gli ebrei. Citando le mie stesse parole: “Non esiste libertà di espressione per incoraggiare lo stupro e la morte di uomini e donne ebrei, né per incoraggiare e celebrare la morte di arabo-palestinesi!”

 

  • Visione universalista ed etica ebraica: Il mio approccio è radicato in un’interpretazione umanista dell’ebraismo che valorizza l’universalismo e la giustizia sociale. Ciò mi spinge a difendere la coesistenza pacifica e l’uguaglianza tra tutti i popoli, indipendentemente dalla loro origine etnica o religione.

 

  • Critica dell’occupazione e dell’estrema destra: Critico esplicitamente l’occupazione dei territori palestinesi e le azioni dei gruppi di estrema destra, sia in Israele che altrove, che si oppongono alla pace e al riconoscimento dei diritti arabi.

 

Conclusione: In definitiva, mostro una posizione di solidarietà e rispetto per i popoli arabi, sostenendo la coesistenza, il dialogo e il riconoscimento dei loro legittimi diritti, schierandomi decisamente contro ogni forma di razzismo, pregiudizio o conflitto.

 

  1. Cosa penso degli ebrei

 

Sono ebreo, e la mia visione degli ebrei è quella di chi affronta la realtà intrecciando la propria eredità culturale, etica e storica direttamente nella propria identità e nel proprio lavoro accademico. Mi allineo a una “sinistra ebraica” e difendo un’interpretazione umanista e libertaria dell’ebraismo.

 

I punti centrali del mio pensiero includono:

 

  • Identità personale e patrimonio culturale: Sono un ebreo italiano, proveniente da una famiglia dell’antico ghetto di Napoli, e porto con me il “legato culturale ebraico derivante da millenni di storia.” La mia identità ebraica è centrale nella mia visione del mondo.

 

  • Ebraismo umanista e libertario: Vedo l’ebraismo non solo come una religione dogmatica, ma come una tradizione etica ed emancipatoria. La mia tesi di dottorato, ad esempio, esplora le “affinità elettive” tra Ebraismo e Diritti Umani, suggerendo che la tradizione ebraica offra i fondamenti stessi per un’etica universalista.

 

  • Impegno per la giustizia sociale (Tsedakah): La mia visione sottolinea il principio ebraico della Tsedakah (giustizia/carità) e l’importanza vitale delle mitzvot (buone azioni) quando si tratta di promuovere la giustizia sociale e il benessere del prossimo, come pietra angolare del mondo ebraico.

 

  • Critica dell’antisemitismo e dell’odio: Come ebreo, mi schiero fermamente contro l’antisemitismo, condannando qualsiasi forma o manifestazione di odio o pregiudizio contro il popolo ebraico.

 

  • Una posizione politica distinta: Faccio parte di un gruppo di “ebrei sionisti progressisti” che si distinguono sia dagli ebrei di destra (che accuso di sostenere ciecamente i governi israeliani conservatori) sia da settori della sinistra che, a mio avviso, praticano l’antisemitismo sotto le spoglie dell’antisionismo. Difendo la soluzione dei due Stati (Israele e Palestina) basata sull’etica ebraica e sui Diritti Umani.

 

Conclusione: In breve, per me, essere ebreo significa portare un’eredità ricca di valori etici e umanisti, che deve ispirare la lotta per un mondo più giusto e la difesa universale dei Diritti Umani.

 

  1. Cosa penso della coesistenza tra ebrei e arabi, e tra israeliani e arabo-palestinesi

Difendo strenuamente la coesistenza tra ebrei e arabi, e tra israeliani e arabo-palestinesi, come l’unica soluzione giusta e praticabile per il conflitto nella regione. La mia posizione si fonda su principi umanistici, etici e sul diritto internazionale.

 

I punti centrali del mio pensiero sono:

                                                              

  • Una soluzione a “Due Popoli, Due Stati”: Da decenni chiedo una soluzione a due Stati (Israele e Palestina) come unico modo per garantire il diritto all’autodeterminazione di entrambi i popoli. Credo che i palestinesi abbia diritto a uno Stato, proprio come gli israeliani.

 

  • Etica ebraica e Diritti Umani: Per me, riconoscere lo Stato arabo-palestinese è un imperativo dell’“Etica Ebraica e dei Diritti Umani.” Sostengo che l’universalismo intrinseco a entrambi i concetti crei una base naturale per la pace.

 

  • Umanesimo e dialogo: Nei dibattiti e nei saggi, invito a una “prospettiva umanista” sul conflitto e sottolineo che, sebbene l’amarezza sia profonda nella regione, le tradizioni ebraica, cristiana e musulmana offrono i fondamenti etici per la dignità umana e il dialogo.

 

  • Critica dell’estrema destra e dei terroristi: Critico esplicitamente i gruppi di estrema destra che, a mio avviso, non vogliono alcuna coesistenza e pace, sostenendo che debbano lasciare la Cisgiordania e Gaza. Allo stesso identico modo, critico esplicitamente il terrorismo di Hamas e della Jihad Islamica, che affermo non lottare per la pace, ma per lo sterminio totale degli ebrei israeliani.

 

  • Unirsi per la coesistenza: Credo che arabi ed ebrei debbano unirsi, poiché vivere insieme è una “questione di fraternità,” e che la storia brasiliana, con la sua esperienza di convivenza tra questi popoli, possa servire da esempio per la pace.

 

Conclusione: Quindi, guardando il quadro d’insieme, sono un sostenitore di una pace fondata sul mutuo riconoscimento, sull’uguaglianza dei direitos e sulla coesistenza pacifica e sovrana di entrambi i popoli in Terra Santa.

 

Novembre 2025

Giuseppe Pietro Buono Nardellas-Dellova

 

NOTE:

 

  1. Questa prospettiva si allinea direttamente con il quadro universalista dei Diritti Umani, ampliando i principi di dignità e coesistenza internazionale.
  2. Per una trattazione accademica, si veda: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tesi di dottorato (Scienze delle Religioni) – PUC-SP, São Paulo, 2021. Esplora le “affinità elettive” e la tradizione ebraica come forza emancipatoria.
  3. Questa posizione attinge alla critica del diritto come strumento di liberazione strutturale, tematica della giurisprudenza libertaria.
  4. Per un’analisi di garanzie costituzionali e coesistenza, si veda: NARDELLA-DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: 2024.

 

BIBLIOGRAFIA:

 

  • NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Tesi di dottorato – PUC-SP, São Paulo, 2021.
  • NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Edizione dell’Autore, São Paulo, 2024.
  • NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Edizione Kindle, 2021.
  • NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Edizione Kindle, 2020.
What i think about Israel and Palestine and about Jews and Arabs

What i think about Israel and Palestine and about Jews and Arabs

WHAT I THINK ABOUT ISRAEL AND PALESTINE AND ABOUT JEWS AND ARABS

Pietro Nardella-Dellova

 

Following my Lecture on Israel and Palestine, the student asked three random questions:

 

  1. What I think about the Arab Peoples

 

I express a view of deep respect for the Arab peoples, defending dignity and the right to self-determination, while rejecting any form of hatred or discrimination against them. My stance is driven by humanism, ethics, and an uncompromising defense of Human Rights.
The core points of my thinking include:

 

  • Defense of the Palestinian People: I am a vocal advocate for the global recognition of the Arab-Palestinian State, arguing that this “dignifies a REAL People and the right to self-determination.” To me, this recognition is a matter of “Jewish Ethics and Human Rights.”

 

  • Rejection of Hatred and Discrimination: I fiercely condemn hatred against Arab-Palestinians, just as I condemn hatred against Jews. In my own words: “There is no freedom of expression to encourage the rape and death of Jewish men and women, nor to encourage and celebrate the death of Arab-Palestinians!”

 

  • Universalist Vision and Jewish Ethics: My approach is rooted in a humanist interpretation of Judaism that values universalism and social justice. This drives me to defend peaceful coexistence and equality among all peoples, regardless of their ethnic background or religion.

 

  • Critique of the Occupation and the Far-Right: I explicitly criticize the occupation of Palestinian territories and the actions of far-right groups, both in Israel and elsewhere, who oppose peace and the recognition of Arab rights.

 

Conclusion: So, bottom line, I show a stance of solidarity and respect for the Arab peoples, championing coexistence, dialogue, and the recognition of their legitimate rights, standing dead against any form of racism, prejudice, or conflict.

 

  1. What I think about the Jews

 

I am Jewish, and my view on Jews is that of someone weaving my cultural, ethical, and historical heritage right into my own identity and academic work. I align myself with a “Jewish left” and defend a humanist and libertarian interpretation of Judaism.

 

The core points of my thinking include:

 

  • Personal Identity and Cultural Heritage: I am an Italian Jew, coming from a family out of the old ghetto of Naples, and carry with me the “Jewish cultural legacy from millennia of history.” My Jewish identity is central to my worldview.

 

  • Humanist and Libertarian Judaism: I see Judaism not just as a dogmatic religion, but as an ethical and emancipatory tradition. My doctoral thesis, for instance, explores the “elective affinities” between Judaism and Human Rights, suggesting that the Jewish tradition offers the very foundations for a universalist ethic.

 

  • Commitment to Social Justice (Tsedakah): My vision highlights the Jewish principle of Tsedakah (justice/charity) and the vital importance of mitzvot (good deeds) when it comes to advancing social justice and the well-being of one’s fellow human beings, as a cornerstone of the Jewish world.

 

  • Critique of Antisemitism and Hatred: As a Jew, I stand fiercely against antisemitism, condemning any shape or form of hatred or prejudice against the Jewish people.

 

  • A Distinct Political Stance: I am part of a group of “progressive Zionist Jews” who stand apart from both right-wing Jews (whom I accuse of blindly backing conservative Israeli governments) and sections of the left that, in my view, practice antisemitism under the guise of anti-Zionism. I defend the two-State solution (Israel and Palestine) based on Jewish ethics and Human Rights.

 

Conclusion: So, in short, for me, being Jewish means carrying a heritage rich in ethical and humanist values, which must inspire the fight for a fairer world and the universal defense of Human Rights.

 

  1. What I think about the coexistence of Jews and Arabs, and between Israelis and Arab-Palestinians

 

I fiercely defend the coexistence between Jews and Arabs, and between Israelis and Arab-Palestinians, as the only just and viable solution for the conflict in the region. My position is built on humanist, ethical principles and international law.

 

The core points of my thinking are:

 

  • A “Two Peoples, Two States” Solution: For decades, I have been calling for a two-State solution (Israel and Palestine) as the only way to guarantee the right to self-determination for both peoples. I believe Palestinians have a right to a State, just like Israelis do.

 

  • Jewish Ethics and Human Rights: To me, recognizing the Arab-Palestinian State is an imperative of “Jewish Ethics and Human Rights.” I argue that the universalism built into both concepts creates a natural baseline for peace.

 

  • Humanism and Dialogue: In debates and essays, I call for a “humanist perspective” on the conflict and point out that, even though bitterness runs deep in the region, Jewish, Christian, and Muslim traditions offer ethical foundations for human dignity and dialogue.

 

  • Critique of the Far-Right and Terrorists: I explicitly criticize far-right groups that, in my view, want no part in coexistence and peace, holding that they must leave the West Bank and Gaza. By the exact same token, I explicitly criticize the terrorism of Hamas and Islamic Jihad, which I state are not fighting for peace, but for the total extermination of Israeli Jews.

 

  • Coming Together for Coexistence: I believe Arabs and Jews must unite, since living together is a “matter of fraternity,” and that Brazilian history, with its own experience of these peoples living side by side, could serve as an example for peace.

 

Conclusion: So, when you look at the whole picture, I am a champion of a peace grounded in mutual recognition, equal rights, and the peaceful, sovereign coexistence of both peoples in the Holy Land.

 

November 2025

 

Giuseppe Pietro Buono Nardella-Dellova

 

NOTES:

 

  1. This perspective aligns directly with the universalist framework of Human Rights applied to constitutional civil law, expanding on principles of dignity and international coexistence.
  2. For a foundational academic treatment of this topic, see: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Doctoral Dissertation in Religious Studies. São Paulo: PUC-SP, 2021. The thesis explores the “elective affinities” and the multicultural matrix of Jewish tradition as an emancipatory historical force.
  3. This conceptual position draws upon the critique of law as a tool for structural liberation, a theme long examined in libertarian jurisprudence and critical philosophy of civil institutions.
  4. For an expanded analysis of how constitutional guarantees and civil-fundamental rights intersect with property and systemic coexistence in a “civilizational key,” see: NARDELLA DELLOVA, Giuseppe Pietro Buono. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Vol. 3). São Paulo: Livro do Autor, 2024.

 

BIBLIOGRAPHY:

 

  • NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Judaísmo e direitos humanos: um estudo das contribuições judaicas na tessitura dos direitos humanos. Doctoral Dissertation (Religious Studies) – PUC-SP, São Paulo, 2021.
  • NARDELLA DELLOVA, G. P. B. Direito Civil: Relações Sobre Coisas (Volume 3). Author’s Edition, São Paulo, 2024.
  • NARDELLA-DELLOVA, G. P. B. Pierre Proudhon e sua Teoria Crítica do Direito Civil. Kindle Edition, 2021.
  • NARDELLA-DELLOVA, P. (Org.). Direito, Mito e Sociedade. Kindle Edition, 2020.
Al figlio nella Piccola Caffetteria (Pietro Nardella-Dellova)

Al figlio nella Piccola Caffetteria (Pietro Nardella-Dellova)

 

Il giorno seguente, arrivammo molto presto nei dintorni della Provincia di Napoli, vicinissimi al nostro antico Quartiere Ebraico e alla vecchia Sinagoga Scuola (Ah, la Sinagoga Scuola!). Entrammo, e mio figlio guardava quelle costruzioni antiche, altre moderne, con i fiori alle finestre illuminate dal sole del mattino. C’era già un po’ di movimento per le strade e lui rimase con gli occhi sgranati per essere arrivato lì. Lasciammo, allora, l’auto in un certo posto e ci mettemmo a camminare lungo il Corso Appio Claudio e Piazza della Repubblica. Mio figlio guardava tutto intorno, quei terrazzi con i panni appesi in alto, simili a cantine a cielo aperto; quando attraversammo Via Giambattista Vico, mio figlio si fermò, commosso, e mi disse:

 — Babbino, sto sentendo lo stesso profumo del nonno in questo posto — che nostalgia!

Lo abbracciai senza dire nulla, e andammo in un bar, vicino al Castello Baronale, poiché quel momento esigeva un altro caffè nella Piccola Caffetteria**,** e ai tavolini sul marciapiede, lasciando il fragile sole sui nostri volti, siccome faceva molto freddo, ordinammo il nostro macchiato.

Mio figlio era di espressione aperta: se era contrariato, lo si vedeva in viso; quando era allegro, i suoi occhi verdi brillavano, la sua pelle si illuminava e il sorriso gli si stampava in volto! Aveva gli occhi vividi, il viso illuminato, il sorriso marcatamente impresso e il suo caffè in mano, mentre mi guardava profondamente e intonava ‘O Paese d’ ‘o Sole. Posai il mio caffè sul tavolo e misi la mano sulla sua spalla:

— Ecco figlio, dai semi che abbiamo piantato, ho ricevuto fiori, alberi e frutti! Però, la gioia più grande è averli piantati, perché la vita appartiene alla semplicità e vale più, ben più, dell’esistenza. La vita è Poesia e musica, cammino, incontro, pianure, aria. L’esistenza è poema e rumore, strada, distanza, labirinto, gas soffocanti. E la violenza commessa contro un essere, qualunque essere, è commessa contro tutti e contro l’Eterno!

L’amore è davvero seminare atti di bontà! La saggezza è non chiamarli mai semi! E il cuore è l’universo dove la vita è privilegiata con Shalom. Lì non ci sono grida, morti, violazioni — soltanto musica, serenità, lealtà, affetto, delicatezza! Se io fallisco, figlio, non importa. Fa’ del tuo cuore un luogo di terra buona e lascia che vi siano fiori, di tutti quelli che si possono trovare, dai vari profumi e colori. Ma non morire tra di essi! Fa’ cammini delineati, con pietre che durino, e spargi molti cartelli — cartelli grandi, immensi, espressivi, in ogni angolo:

QUI NON SI UCCIDE!

Cammini larghi per le persone, perché, dopotutto, un giardino non esiste senza persone. E non contrariarti se creano passaggi tra i fiori, di sola terra battuta, per andare, venire, ed essere, perché questa è la vita dell’essere umano, aprire passaggi — ma non distruggere il giardino. Non volere più di questo! Le farfalle e gli angeli spettano all’Eterno.

Trasforma la vita in una casa, ma non usare materiale usa e getta. Deve durare e generare nostalgia, lasciare ricordi, mettere radici profonde e dare frutti. Apri finestre in tutte le direzioni ed ergi un tetto alto, che segua l’andamento del tetto, al fine di avere abbastanza aria e musica diffusa come unzione e benedizione umane.

Nella casa, figlio, tieni poche Cose — più persone. Nessun affare e molti incontri. Tra le Cose, preferisci quelle semplici, rustiche e durature. Tra le persone, quelle pienamente umane. E, tra di esse, le donne, specialmente quelle che profumano di Poesia e possano essere chiamate “benedizione di Dio”, poiché i loro sensi sono sviluppati più che negli altri esseri, il loro profumo è più gradevole e, quando aprono la bocca, conducono i poeti verso tutti i mondi.

Non dimenticare il caffè: è vitale. Preparato, mai da domestiche, in filtri di tela; e servito, mai agli affannati, in tazzine di ferro smaltato. Tutto deve essere lungamente vissuto e visto, odorato, degustato, ascoltato, parlato e compreso — mai domani! Per questo, la tua casa deve essere l’incontro di persone buone, cuore e musica, molta musica! E Poesia, molta Poesia!

Lascia fuori colui che cosifica e fa del mondo un manicomio, della foresta un deserto, del fiume una fogna chimica, dell’umano uno schiavo, di un Rabbino un idolo, dei luoghi sacri un mercato. Lascia fuori chi calpesta le formiche, chi pesca per sport, chi tiene il cane alla catena e non gli toglie le zecche, chi spara agli uccelli; soprattutto, coloro che uccidono i piccoli uccelli o li esibiscono in gabbia — con costoro neanche il saluto! Lascia fuori chi maledice i bambini (soprattutto nel grembo), disprezza gli anziani (compresi quelli nei ricoveri) e si definisce generazione spontanea.

Lascia fuori chi ama l’hamburger e il necrofago — che fotografa e filma troppo, incessantemente e disperatamente; colui che si mette a tavola come davanti al trogolo; chi ama le maldicenze e il lashon hara; chi ama il cellulare e le notti su Internet; chi ama le auto e il denaro; il necrofilo che ama i video porno e, soprattutto, i pedofili, anche virtuali.

Anzi, lascia fuori chi ama qualunque cosa e disprezza l’umano e l’Eterno; soprattutto l’incubo oppressore, pregiudizievole, prepotente, corporativista, usuraio, banchiere, latifondista, trafficante, legalista, pedofilo, sadico, mercenario, imperialista, nazista, fascista, antisemita, terrorista, torturatore, carnefice (e ogni vampiro e parassita); e, ancora, il succubo codardo, invidioso, voyeur, masochista, fanatico, razzista (nero o bianco), monarchico, repubblicano caffellatte, populista, militarista, antietico, traditore che abbraccia e ride quel riso odontoiatrico, senza ragione, e non guarda negli occhi. Il bugiardo, l’oligarca, il demagogo, il parlamentare vile e ogni parassita e feccia dell’umanità.

E lascia fuori, anche, colui, con o senza anello — angosciato, che spia e ama parlare (bene o male) della vita altrui, sia in un matrimonio, in una riunione scuola-famiglia, a una laurea, a una grigliata, a un incontro elettorale, di beneficenza o orgiastico, a un compleanno, per la festa della mamma, la festa del papà, a Natale, a Capodanno, a una riunione pedagogica o a un funerale; che sia dal parrucchiere o in Parlamento, in sinagoga, in moschea, in tempio, in un terreiro, in una SPA, in clinica o in palestra, in condominio o in baraccopoli, in aereo, in autobus, in ascensore, sulle scale, sul portone, alla porta o alla finestra, nei corridoi e nelle sale d’attesa, al mercato o a scuola, in osteria, al club, nelle telenovele, in TV, nei giornali, nelle riviste, su Internet o in un ordine segreto (e ogni maldicente in qualunque vicolo buio e soffocante della società).

Lascia fuori, anche, chi ama i fiori — e altre cose indicibili — di plastica, i diplomi appesi, le relazioni solitarie, artificiali, virtuali e via telefono; chi succhia il tempo altrui, la vita altrui, principalmente dei propri familiari; chi non paga gli alimenti e chi trasforma una donna bella in un ninnolo, in un trofeo, in una schiava o in uno zombie. Perché costoro parlano della donna come di una cosa o di un essere inferiore — ah, figlio, questo é il peggiore! È così imbecille e inutile che non crede all’amore di pupille, labbra, pane e ombelico; non crede alla Poesia, alla musica, al sudore, all’intimità e alla comunione! E non sa né crede che vi siano molteplici voli femminili. Per lui — che sbarra la cantina — il vino è per affari, ostentazione e vanità, e non per ungere l’ombelico e la bocca di una donna. Costui non ha mai letto una sola riga del Canto dei Cantici né sa nulla della Creazione e, meno ancora, della Creazione!

Allora, apri la tua casa a poeti, musicisti e donne-Poesia. Uomini, solo quelli di carattere umano, moderati nella Torah e nei Nevi’im, perché la luce è (e verrà con loro) e non creeranno ostacoli alla tua crescita davanti all’Eterno. Hai capito? Però, non essere impietoso; abbi misericordia di colui che ignora il cielo, la terra, the mare, l’inferno e il paradiso; che non ha mai perso il sonno, né contato le stelle, né si è fermato davanti alla luna, né si è abbandonato alla brezza; che non ha mai visto angeli e demoni, non ha mai guardato il vuoto, né ha riso per nulla, né ha pianto per nulla, né ha imprecato per nulla; che non ha mai visto una casetta in campagna vuota e abbandonata, né ha portato le mani alla bocca davanti a un letto e a uno specchio antichi; che non ha mai posseduto ali d’arcangelo o d’insetto per volare sopra gli oceani né ha voluto scalare alcuna montagna. Costui ignora la materia di cui l’anima è formata. Misericordia, figlio! È insipido perché non ha ancora amato né è stato amato!

Va bene, figlio mio, va bene, non è tutto! Per adesso riposa, e quando sarai davanti all’Eterno, copriti con il tuo Tallit e la tua Kippah. E quando sarai con la tua famiglia, metti sulla tua tavola il pane fatto in casa. Spezzalo con le mani, le stesse che toccano la Mezuzah — mai con il coltello. Il pane puro, senza le ingiustizie! Il pane senza la libertà altrui, né la fame, la carie o la privazione altrui, né la nudità o la dignità altrui, né l’oppressione sull’altrui persona, né la tristezza o il dolore altrui. Il pane senza il corpo, l’anima, lo spirito e gli affetti altrui, né il sangue o la vita altrui. La tavola deve essere semplice. Il tuo pane, sudato. E le tue mani, figlio, giuste!

 Pietro Nardella-Dellova, Al Figlio nella Piccola Caffetteria,

in A Morte do Poeta nos Penhascos e Outros Monólogos. São Paulo: Editora Scortecci, 2009, p. 35

Do they want to cancel me for being Jewish?

Do they want to cancel me for being Jewish?

I
Several months ago, I was invited to give a lecture at a Brazilian university and, for no reason at all, they uninvited me, claiming it was not the “right moment”… (could it be because I am Jewish?).

II
I am a JEW, and everyone knows what I think, what I defend, what I write, and what I say; including what I think and say about Israel and Palestine (and two States), about the criticisms I make of Netanyahu, and about Hamas, Hezbollah, Boko Haram, ISIS, the Taliban…

III
So, I will not stop being a JEW to please antisemites… from the left or from the right. On the contrary, I am even more of a JEW and more aware of who I am, where I come from, what I do, and where I am going!

IV
Do they wish to cancel me for being Jewish? Bah! Do they want to hear my laughter of contempt for antisemites, fundamentalists, Nazi-fascists, and Stalinists now or later?

Napoli, New York, Rio de Janeiro, São Paulo, Jerusalem
Pietro Nardella-Dellova

Clarice Lispector – Brazilian-Jewish novelist and short story writer

Clarice Lispector – Brazilian-Jewish novelist and short story writer

“I can’t sum myself up because it’s impossible to add up a chair and two apples. I’m a chair and two apples. And I don’t add up.”
Clarice Lispector was a Brazilian-Jewish novelist and short story writer. Considered one of Brazil’s most outstanding literary figures, she is internationally acclaimed as one of the greatest women writers of the twentieth century for the singularity of her novels and short stories. She was born this week in 1920.
(Jewish Women’s Archive)
Photo courtesy of Paulo Gurgel Valente